Foto: Enzo Pinelli

“Un altro calcio, il nostro calcio, è possibile ed è possibile a Napoli”. Sono le prime parole che si leggono sul sito del Napoli Femminile, che non a caso ha come slogan #WeAreNapoli, che fanno capire che qualcosa sta cambiando.

Qualcosa, infatti, finalmente si muove e questo fa sì che, con i fatti e non solo con le chiacchiere, ci sia quella rivoluzione utile a far cambiare la mentalità delle persone affinché le donne, tra coloro maggiormente vittime dell’arretratezza culturale di un Paese, possano sentirsi libere di fare ciò che vogliono.

Il lavoro da fare, nello specifico nel calcio femminile, è ancora lungo e l’intervista che ci ha gentilmente concesso Paola Di Marino, difensore e capitano del Napoli Femminile ci fa capire ancora meglio quanto si è fatto fino ad ora e quanta strada c’è da fare per raggiungere lo stesso livello di considerazione degli atleti maschi. Paola è una ragazza molto determinata e le sue parole sono un’importante lezione per tutti noi.

 

  • Paola, innanzitutto congratulazioni: il Napoli Femminile resta in serie A. Cosa rappresenta per te il calcio?

Grazie mille! Il calcio per me rappresenta un posto sicuro in cui sono riuscita ad esprimermi al meglio. So per certo che gli anni passati a giocare a calcio, tra allenamenti, partite, persone conosciute e l’ambiente in generale, mi hanno reso la persona che sono, e non posso che essere grata a questo sport.

  • Sei difensore e capitano del Napoli Femminile, cosa significano per te questi ruoli?

E’ ovviamente un grandissimo onore indossare la fascia di questa squadra in questa città così speciale. Sono una persona molto riservata, fare il difensore è poco scena e tanto lavoro ma a me piace così.

  • Pensi che sia data l’importanza adeguata al calcio femminile? Cosa lo differenzia da quello maschile?

Non credo sia data la giusta importanza al calcio femminile. Se vi sono differenze fisiche, non ce ne sono assolutamente in quanto a impegno e sacrificio. La mentalità di un atleta è la stessa, indipendentemente dal sesso. Anzi, se posso permettermi, i sacrifici delle calciatrici vengono ripagati di meno, perciò se non si possono eguagliare i due sport a livello economico, anche perché la poca popolarità del calcio femminile rispetto al maschile non lo permette, credo che almeno il rispetto e il riconoscimento siano decisamente dovuti, ed è questo che a volte manca.

  • Cosa si dovrebbe fare, secondo te, per dare maggiore rilievo al calcio giocato dalle donne?

Negli ultimi anni il livello del calcio femminile è cresciuto grazie soprattutto all’ingresso di società professionistiche. Questo miglioramento, seguito poi dai risultati positivi ai mondiali e poi amplificato dai social e dalla grande accessibilità che non si aveva 10 anni fa, ha fatto sì che il movimento potesse evolversi. È tutta questione di visibilità e di risorse investite, se si continua su questa strada penso che il calcio femminile possa crescere davvero.

  • Hai subìto discriminazioni in quanto donna che gioca a calcio?

Sono stata fortunata, forse, perché molte delle mie compagne raccontano storie di discriminazione. Io invece ero molto ben voluta sin da piccola nella mia squadra, anche se ero l’unica bambina. Penso che con i bambini sia così, loro non vedono se sei femmina o maschio, gli interessa se sai giocare e, se sei bravo, puoi far parte di loro.

  • Hai pubblicato sui social le foto con la tua fidanzata. Questo ha comportato problemi per la tua carriera? Nel calcio maschile non si vive la propria sessualità con questa naturalezza.

La mia sessualità non ha mai comportato problemi per la mia carriera. Quando c’è poco seguito, c’è anche meno da perdere e per questo le società nel calcio femminile si interessano poco della vita privata delle proprie calciatrici. Il calcio maschile è diverso: la popolarità e l’opinione pubblica sono fondamentali per le società e questo è molto limitante per i calciatori che non possono vivere liberamente la propria sessualità.

  • Alla luce degli ultimi fatti di cronaca (ti cito come esempio Malika, la ragazza cacciata di casa dai suoi genitori perché lesbica), cosa ti senti di consigliare alle ragazze che hanno timore di dichiarare la propria omosessualità alla famiglia?

Spero che non tutte le famiglie reagiscano così, e inviterei chiunque, al di là della propria sessualità, ad essere sempre sinceri con sé stessi, perché solo accettandosi si riesce a raggiungere la serenità.

  • Paola, sei un esempio e un orgoglio per la tua forza e tenacia. Cosa ti senti di consigliare alle ragazze che vogliono intraprendere la carriera calcistica?

Un consiglio è di non fermarsi mai davanti a nessuno, gli ostacoli sono tanti ma i rimpianti sono peggiori e alla fine giocare a calcio, o fare una qualsiasi cosa che ti piaccia da più soddisfazione di ogni altra cosa. Quindi lottate per i vostri sogni e di sicuro non rimarrete deluse perché in ogni caso saprete sempre di averci provato.

  • E alle ragazze in generale?

Alle ragazze in generale voglio dire di non nascondersi, di farsi sentire, di prendersi il mondo che si presenta davanti e di non aver paura di intimidire, di essere diversa o di mostrarsi forte.

Foto: Napoli Femminile

 

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