In Campania c’è un importante organismo di controllo del Consiglio regionale, l’Osservatorio sul Fenomeno della Violenza sulle Donne, che ha la funzione di monitoraggio attraverso la raccolta, l’analisi e lo studio dei dati necessari per la programmazione e la valutazione delle politiche finalizzate al contrasto di ogni forma di violenza sulle donne. Contribuisce, dunque, a dare un aiuto concreto a chiunque ne avesse bisogno.

Sul sito (www.cr.campania.it/osservatorio-violenza-donne) è possibile avere un quadro preciso di tutte le attività, le iniziative e gli approfondimenti sulla tematica. Vi è, inoltre, la sezione dedicata ai dati costantemente aggiornati dei femminicidi a livello nazionale che riporta un quadro allarmante: nel 2020 si sono registrati 96 femminicidi, uno ogni 3,8 giorni. Per quel che riguarda il 2021  purtroppo la media non accenna a diminuire. In entrambi gli anni, il responsabile con la percentuale più alta è il marito.

Abbiamo affrontato questo e altri argomenti con la dottoressa Rosaria Bruno, Presidente dell’Osservatorio sul Fenomeno della Violenza sulle Donne.

  • Dottoressa Bruno, di cosa si occupa l’Osservatorio sul Fenomeno della Violenza sulle Donne?

E’ un organismo tecnico della Regione Campania con funzioni di controllo. Ha funzione di prevenzione attraverso azioni educative rivolte alla collettività e sensibilizzazione alla problematica, di vigilanza attraverso il controllo della qualità della comunicazione con qualsiasi mezzo affinché non sia lesiva dei diritti delle donne e della qualità dei servizi antiviolenza della Regione Campania. Si occupa, inoltre, del monitoraggio del fenomeno attraverso la raccolta dati che costituiscono parametro di riferimento per validare la qualità delle azioni messe in campo. 

  • Da quando è Presidente ad oggi ha riscontrato un aumento dei casi di violenza sulle donne?

Sono in carica dal 2018 ed ho avuto modo di constatare un incremento dei dati che attribuisco anche all’emersione del fenomeno, conseguenza della grande campagna di sensibilizzazione che ha dato consapevolezza e forza a tante donne.

  • E per quanto riguarda i femminicidi?

I femminicidi sono lievemente diminuiti ma la vergognosa conta dei femminicidi annuali persiste e finché ci sarà anche una sola donna che perde la vita in quanto donna per mano di un uomo violento non possiamo dirci cittadini e cittadine di uno Stato civile evoluto.

  • Che tipo di richieste vengono fatte all’Osservatorio?

L’Osservatorio riceve molte richieste di collaborazioni progettuali, oltre a segnalazioni di pubblicità offensive, richieste di aiuto e di risoluzioni di problematiche organizzative della rete di servizi. Inoltre riceve molte richieste da parte di associazioni che chiedono come attivarsi per lavorare al contrasto della violenza sulle donne.

  • Che tipo di aiuto può dare l’Osservatorio?

L’Osservatorio è una risorsa preziosa per riferimento sia progettuale che formativo, inoltre la visione dell’intera problematica geolocalizzata a livello regionale fornisce utili indicatori per le azioni da mettere in campo.

  • Ritiene che in Italia e nello specifico in Campania si stia facendo abbastanza per combattere la violenza sulle donne?

La Campania storicamente vanta un attivismo e dei modelli sperimentali di azioni di contrasto che la contraddistinguono a livello nazionale, molte best practices sono state mutuate in altre Regioni ma la persistenza del fenomeno richiede sicuramente uno sforzo maggiore.

  • Cosa si potrebbe fare ancora secondo lei?

Rafforzare la rete antiviolenza territoriale, creare la filiera di tutela, ossia evitare discontinuità fra le prese in carico dei vari servizi.

  • In conclusione, cosa si sente di consigliare alle donne che stanno subendo violenze ma che non hanno la forza di ribellarsi?

Direi che ci vuole più coraggio a restare nel contesto di violenza che per uscirne, bisogna darsi l’opportunità di una nuova vita ed affidarsi sempre alle Istituzioni che sanno accompagnare le donne nel percorso di uscita dal contesto di violenza. É importante non isolarsi ma parlarne ed ascoltare anche altre storie per rendersi conto di quello che sta accadendo. E’ opportuno consultarsi con operatrici esperte e richiedere un sostegno. Presso i centri antiviolenza sono presenti psicologhe e professioniste esperte in grado di supportare la donna gratuitamente. Decidere di chiedere aiuto non è semplice perché ogni donna vive una situazione diversa. Denunciare una violenza subita a volte per molti anni richiede tantissimo coraggio, è una scelta difficile perché la donna si sente sola, sfiduciata e priva di risorse. La denuncia è un atto importante che può salvare la vita ma va inserita in un piano di protezione, per questo anche le Forze dell’Ordine sono in rete con i centri antiviolenza e le case rifugio.


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