Poco meno di 50mila dollari a testa al valore attuale, elargiti a tre scienziati di Harvard in cambio di una review in grado di assolvere lo zucchero dall’accusa di essere tra i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Siamo nel 1965 e a versare l’ingente somma è la Sugar Research Foundation (SRF), oggi Sugar Association, un potente gruppo di rappresentanza degli interessi delll’industria dello zucchero. Le prove sono in un corposo carteggio tra i dirigenti di SRF e i tre ricercatori in questione, portato alla luce dal gruppo di ricerca di Stanton Glantz, dell’Università di San Francisco. Un accurato resoconto di quel carteggio e di un’altra serie di documenti privati e pubblici della SRF è appena stato pubblicato su Jama Internal Medicine.

E invece la nostra dieta è troppo ricca di zucchero, quello semplice, responsabile della crescita dei numeri di sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari e tumori osservata negli ultimi anni. Il problema dell’eccesso di zuccheri semplici, contro cui alcuni Paesi (Messico, Finlandia, Ungheria e Francia) hanno deciso di agire aumentando la tassazione dei prodotti che ne contengono in eccesso, è tra i più dibattuti all’interno della comunità scientifica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dovrebbero costituire meno del dieci per cento del contributo energetico quotidiano. Ovvero non più di 50 grammi al giorno, pari a dodici cucchiaini. Ma il difficile arriva quando si prova a misurare la quantità contenuta nei prodotti industriali. Una lattina di bibita gassata contiene almeno dieci cucchiaini di zucchero, un succo di frutta può arrivare a cinque.

Ma vista la crescente attenzione sul tema, le aziende iniziano a muoversi per migliorare la composizione dei loro alimenti. È delle ultime ore la notizia che entro il 2020 Nestlé escluderà almeno diciottomila tonnellate di zucchero dai prodotti che finiranno sugli scaffali dei supermercati europei. Ciò equivale a dire che, da qui a tre anni, la gamma dei prodotti Nestlé ne conterrà in media il 5% in meno. Il tutto, confermano dall’azienda, senza alterare la sapidità dei propri prodotti.

Qualcuno, finalmente, è pronto a compiere il primo passo. Meno zuccheri uguale più salute. 

Bibliografia: www.lastampa.it – www.ilfattoalimentare.it – www.aemmed.it


– Farmacia 3.0 – rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria – 


Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*