
“Dottore, non capisco. Uso creme migliori di quelle che usavo anni fa, ma la mia pelle è diventata più secca, più sensibile e sembra sempre stanca.”
È una frase che ascolto spesso in farmacia e quasi sempre, mentre la persona parla, la vedo indicare il viso come se la risposta dovesse trovarsi necessariamente lì. Qualche tempo fa è entrata una donna di quarantotto anni. Lavora in uno studio assicurativo, ha due figli adolescenti e conduce giornate molto intense. Si prende cura di sé, utilizza una buona crema, si strucca tutte le sere e presta attenzione a ciò che acquista. Eppure da alcuni mesi non riconosce più la propria pelle.
“Prima bastava mettere la crema e tornava morbida. Adesso tira, si arrossa facilmente e in alcuni giorni sembra proprio spenta. Ho cambiato tre prodotti pensando che fosse quello il problema”. Le chiedo quando abbia iniziato a notare il cambiamento. Ci pensa.
“Forse da quando al lavoro è cominciato questo periodo terribile.”
Poi, quasi senza collegare le due cose, aggiunge che dorme peggio, che ultimamente ha spesso la pancia gonfia e che a pranzo mangia quello che capita. È proprio in quel momento che smetto di guardare soltanto la sua pelle. La pelle non è un semplice rivestimento. È un organo vivo, continuamente impegnato a proteggerci dall’ambiente esterno. La sua barriera deve limitare la perdita di acqua, difenderci dagli agenti irritanti e mantenere un delicato equilibrio tra cellule, lipidi, microbi presenti sulla superficie e sistema immunitario.
Quando questa barriera funziona bene, la pelle riesce a trattenere acqua e a difendersi. Quando invece si altera, può diventare più secca, reattiva e facilmente irritabile. Naturalmente età, ormoni, clima, esposizione solare e cosmetici hanno un ruolo importante. Ma fermarsi a questi elementi significa osservare soltanto una parte della storia. Perché anche la pelle comunica continuamente con il resto dell’organismo.
Pensiamo allo stress. Quando attraversiamo settimane particolarmente impegnative, il sistema nervoso e gli ormoni dello stress modificano molte funzioni del corpo. Il cortisolo è indispensabile per affrontare le richieste quotidiane, ma uno stress prolungato può influenzare anche la funzione di barriera e i processi infiammatori cutanei. È uno dei motivi per cui alcune persone vedono peggiorare prurito, sensibilità o imperfezioni proprio nei periodi nei quali sono maggiormente sotto pressione. Poi c’è l’intestino.
Negli ultimi anni abbiamo compreso sempre meglio quanto intestino, microbiota, sistema immunitario e pelle siano collegati. Non significa che ogni problema cutaneo nasca dall’intestino e sarebbe sbagliato ridurre tutto al microbiota. Significa però che alimentazione, equilibrio intestinale e stato infiammatorio generale possono partecipare, insieme ad altri fattori, al modo in cui la pelle reagisce. Anche ciò che mangiamo conta. La pelle deve continuamente produrre nuove cellule, lipidi di barriera e strutture di sostegno. Per farlo ha bisogno di proteine, acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e antiossidanti.
Se per mesi mangiamo male, dormiamo poco, beviamo insufficientemente e viviamo costantemente sotto pressione, può accadere qualcosa di molto semplice: continuiamo a chiedere alla pelle di apparire riposata mentre l’organismo, nel suo insieme, non lo è affatto.
La crema rimane importante. Una corretta detersione, l’idratazione della barriera e la protezione solare sono fondamentali. Ma non possiamo pretendere che un cosmetico compensi da solo tutto quello che succede dentro di noi. La pelle è il confine più esterno del nostro organismo, ma qualche volta ciò che vediamo fuori è anche il racconto di ciò che sta accadendo dentro.
Ed è proprio da questa consapevolezza che possiamo iniziare a prendercene cura in maniera diversa. Quando arrivo a questo punto della conversazione, la domanda che mi viene fatta è quasi sempre la stessa: “Dottore, allora quale crema devo usare?”. E la mia risposta, qualche volta, sorprende: prima di scegliere una nuova crema, fermiamoci a capire cosa stiamo chiedendo alla pelle e soprattutto quante cose abbiamo già provato a farle.
Uno degli errori che vedo più frequentemente è proprio il continuo cambio di prodotti. La pelle diventa secca e acquistiamo una crema più ricca. Compare qualche imperfezione e aggiungiamo un detergente più aggressivo. Arriva un arrossamento e proviamo un altro siero. Nel giro di pochi mesi la stessa persona utilizza cinque o sei prodotti diversi e non riesce più nemmeno a capire quale le faccia bene e quale, invece, aumenti la sensibilità. Quando la barriera cutanea è in difficoltà, spesso ha bisogno prima di tutto di semplicità.
Una detersione delicata, adatta al tipo di pelle e non eccessiva, permette di rimuovere impurità senza impoverire continuamente il film idrolipidico. Una buona crema deve poi aiutare la barriera a trattenere acqua e a ripristinare la componente lipidica. E c’è una cosa sulla quale insisto molto: la protezione solare non dovrebbe essere considerata soltanto un prodotto da portare al mare. L’esposizione ai raggi ultravioletti contribuisce allo stress ossidativo e all’invecchiamento cutaneo e una fotoprotezione adeguata rappresenta una delle strategie più concrete per proteggere la pelle nel tempo.
Ma se vogliamo davvero comprendere perché quella pelle è cambiata, dobbiamo tornare alla persona. Alla donna di quarantotto anni della nostra storia chiederei innanzitutto di osservare come mangia. Una pelle sana ha bisogno di proteine per costruire e rinnovare i propri tessuti, di acidi grassi essenziali per la barriera, di vitamine e minerali coinvolti nei processi cellulari e di sostanze antiossidanti che aiutino le cellule a difendersi dallo stress ossidativo.
Ecco perché preferisco parlare di alimentazione prima ancora che di integrazione. Pesce, olio extravergine d’oliva, frutta secca, verdure di colori diversi, frutta, legumi, uova e un adeguato apporto proteico forniscono ogni giorno molte delle sostanze di cui la pelle ha bisogno.
Anche bere regolarmente è importante, ma bisogna evitare un’altra semplificazione molto comune: bere due litri d’acqua non sostituisce una crema idratante e non risolve automaticamente una pelle secca. L’idratazione dell’organismo e la capacità della barriera cutanea di limitare la perdita d’acqua sono due aspetti collegati, ma differenti.
Quando l’alimentazione non è sufficiente o emerge un fabbisogno specifico, possiamo valutare un’integrazione mirata. Gli omega-3, per esempio, partecipano alla normale fisiologia delle membrane cellulari e possono avere interesse nell’ambito di un’alimentazione povera di pesce. Lo zinco contribuisce al mantenimento di una pelle normale e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, ma anche in questo caso non significa che ogni pelle spenta abbia bisogno di zinco. Lo stesso ragionamento vale per gli antiossidanti. Vitamine e altri nutrienti antiossidanti possono contribuire alla protezione cellulare, ma preferisco sempre partire dalla dieta e comprendere che cosa manca realmente, invece di costruire una lunga lista di sostanze da assumere.
Poi ritorno spesso all’intestino. Se insieme al cambiamento della pelle la persona mi racconta gonfiore frequente, irregolarità intestinale o un periodo nel quale ha assunto antibiotici, vale la pena approfondire anche quell’aspetto. In situazioni selezionate un intervento sull’alimentazione, sulle fibre e, quando appropriato, l’utilizzo di probiotici specifici può essere preso in considerazione. Non perché esista “il probiotico per la pelle”, ma perché intestino, microbiota e sistema immunitario fanno parte dello stesso organismo che stiamo cercando di riportare in equilibrio. E infine c’è lo stress, probabilmente il cosmetico invisibile di cui parliamo meno. Possiamo utilizzare prodotti eccellenti, ma se dormiamo cinque ore, mangiamo correndo e viviamo per mesi con il sistema nervoso costantemente attivato, chiediamo alla pelle di apparire riposata mentre tutto il resto dell’organismo le sta raccontando esattamente il contrario. Per questo qualche volta il consiglio che dò al banco non entra in una confezione: dormire mezz’ora in più, camminare ogni giorno, mangiare seduti invece che davanti al computer, ridurre l’eccesso di alcol e fumo, proteggersi dal sole e ritagliarsi durante la giornata momenti nei quali il sistema nervoso possa realmente rallentare.
Naturalmente una pelle che cambia improvvisamente, una lesione che non guarisce, un neo che modifica forma, colore o dimensioni, un prurito persistente o una dermatite importante non devono essere interpretati semplicemente come conseguenza dello stress o dell’intestino. In questi casi il farmacista deve riconoscere il limite della propria consulenza e indirizzare la persona al medico o al dermatologo.
C’è però una frase che vorrei restasse impressa: la pelle non ha bisogno soltanto di essere trattata dall’esterno. Ha bisogno che l’organismo nel quale vive stia bene. È questo il cambiamento di prospettiva. Non significa smettere di usare cosmetici. Significa utilizzarli meglio e inserirli dentro una cura più ampia della persona.
Se anche tu guardandoti allo specchio hai la sensazione che la tua pelle sia cambiata, non iniziare necessariamente dal prossimo prodotto. Passa in farmacia e raccontami quando è iniziato, come dormi, come mangi, come funziona il tuo intestino, cosa utilizzi sulla pelle e che periodo stai attraversando. Qualche volta la soluzione sarà semplicemente correggere la routine cosmetica. Altre volte emergerà qualcosa che merita di essere approfondito. E altre ancora capiremo che la pelle sta soltanto rendendo visibile un equilibrio che l’intero organismo sta cercando di ritrovare.
Perché essere Farmacista di Famiglia significa anche questo: non guardare soltanto la pelle che una persona ci mostra, ma cercare di comprendere la persona che c’è dietro quella pelle.


