L’aspartame è probabilmente il più famoso dolcificante artificiale, spesso al centro di dibattiti per la sua potenziale tossicità. L’aspartame si presenta alla vista come una polvere bianca dal sapore intensamente dolce. Infatti il suo potere dolcificante si ritiene sia circa 200 volte maggiore rispetto al potere dolcificante dello zucchero comune. Al tempo stesso il potere calorico dell’aspartame risulta analogo a quello dello zucchero: è possibile pertanto utilizzare quantità molto inferiori di aspartame per avere il medesimo effetto dolcificante. Per questo motivo viene utilizzato per la preparazione di moltissimi prodotti a basso contenuto calorico. Inoltre questo dolcificante, diversamente dal saccarosio, non comporta un rialzo della glicemia e pertanto risulta adatto anche in caso di diabete.

Ma l’aspartame fa male? L’aspartame è stato approvato dalla Food and Drug Administration solo nel 1981, ben sedici anni dopo la sua scoperta. Diversi erano infatti i dubbi relativi alla sicurezza di questo composto in quanto, come accennato sopra, dagli studi iniziali erano emersi possibili danni alla salute dell’uomo.

In Europa gli studi condotti su questa molecola vengono regolarmente riesaminati dall’EFSA, l’European Food Safety Authority, al fine di valutare la sicurezza di questa sostanza.

L’ultima valutazione associata all’aspartame si è conclusa nel Dicembre 2013, quando è stata ribadita la sicurezza della molecola utilizzata entro i limiti imposti da legge. In particolare sono stati riesaminati tutti gli studi condotti su uomo e animali che valutassero la sicurezza dell’aspartame ed è stato escluso il potenziale rischio di questo dolcificante di favorire l’insorgenza di patologie tumorali e patologie cerebrali.

Nonostante questo ulteriore parere dell’EFSA, gli studi riguardanti la potenziale tossicità e cancerogenità dell’aspartame continuano a essere condotti e i pareri continuano a essere discordanti. In una review apparsa nel 2015 sulla rivista “Food Chemical Toxicology” è stato ribadito il parere dell’EFSA dopo studi condotti in vivo e in vitro su batteri e modelli animali. Differentemente altre review ritengono che sia importante una riverifica degli effetti e degli studi condotti.


Farmacia 3.0 – Rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria

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