Da molti anni la letteratura scientifica internazionale mette in guardia contro l’uso eccessivo e fuori indicazione degli antibiotici. Ciò non tanto per la paura della comparsa di eventi avversi, essendo queste molecole nella stragrande maggioranza dei casi molto ben tollerata, salvo fenomeni di ipersensibilità personale, ma perché l’uso sconsiderato facilita enormemente la comparsa di ceppi batterici resistenti.
Infatti quando un batterio diventa, generalmente per una casuale modificazione genetica, insensibile ad un antibiotico trova proprio nel farmaco il suo maggiore alleato, in quanto esso ucciderà tutti gli altri batteri, ancora sensibili, togliendoli ogni concorrenza e creando così le condizioni ideali per proliferare enormemente. Inoltre, tutti i discendenti di quel batterio erediteranno l’insensibilità all’antibiotico e, in breve tempo, quel farmaco diverrà inutile.
Per questo l’industria farmaceutica è alla continua ricerca di nuove molecole attive e, nonostante ciò, alcune infezioni che sembravano sconfitte tornano a mietere vittime in tutto il mondo.
Se tutto questo è vero nel campo della farmaceutica umana ancora di più lo è in campo veterinario.
Infatti gli allevatori hanno la tendenza a somministrare grandi quantità di antibiotici alle loro bestie, sia per evitare che eventuali infezioni possano danneggiarli economicamente riducendo le vendite di latte o carne, sia perché il loro uso facilita l’incremento ponderale delle bestie. Per questo da molti anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha emanato norme che limitano l’uso consentito degli antibiotici negli allevamenti, norme generalmente rispettate nelle nazioni avanzate.
Ora uno studio della Michigan State University (USA), ripreso dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente di controllo americano sui cibi ed i farmaci, lancia un forte allarme circa l’uso incontrollato di antibiotici negli allevamenti cinesi, che sta favorendo lo sviluppo di una nuova e nutrita generazione di super batteri.
I ricercatori hanno studiato il letame ed il compost prodotti negli allevamenti di bestiame della Repubblica Popolare, usatissimi come fertilizzanti in tutto il mondo perché i più economici. Poiché in un allevamento cinese si usano 4-5 volte più antibiotici che in uno statunitense, lo studio ha individuato 149 geni associati alla farmaco-resistenza nei campioni di feci e terra cinesi, in concentrazioni fino a 28.000 volte superiori a quelli normali. Ciò produce super batteri sempre più forti sia nel trasmettere patologie verso altri animali e poi nell’uomo, sia nel rendere obsoleti i farmaci disponibili, batteri che si accumulano e prolificano nel letame.
Questo studio ha stimolato l’FDA ad emanare una direttiva cautelativa che afferma che, in mancanza di un pronto adeguamento degli allevatori cinesi alle normative internazionali, sarà vietata l’importazione negli USA di fertilizzanti di origine animale provenienti dalla Cina, a partire dal mese di luglio 2013.
Speriamo che anche le Autorità europee responsabili assumano un provvedimento analogo.

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