Ermete Realacci, Presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, interviene in merito all’emergenza cinghiali che negli ultimi mesi ha attanagliato molti territori, tra cui quello ricadente nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, rendendosi spesso protagonista di vicende drammatiche, come nel triste caso di Salvatore Rinaudo, ucciso a Cefalù dopo essere stato aggredito da un branco di ungulati.

La situazione ha assunto di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici – dichiara Realacci – In particolare i nostri Parchi Nazionali, che hanno strumenti in più rispetto al resto del territorio per governare questo fenomeno con rigore, sono le istituzioni che meglio si possono candidare ad affrontare il problema in modo serio e scientifico“.

Il politico ambientalista annovera le diverse esperienze già maturate da alcuni Parchi Nazionali nella gestione dei cinghiali presenti sul territorio e annuncia di aver presentato, insieme al collega deputato Enrico Borghi, un’interrogazione parlamentare al Ministero dell’Ambiente per invitare il Ministro Galletti a nominare un commissario ad acta per affrontare la questione della proliferazione incontrollata dei cinghiali in quei Parchi Nazionali che non stanno provvedendo alla gestione del problema.

Questo per ottenere il pieno contributo dei Parchi Nazionali alla risoluzione di un problema che va ben oltre i confini e le competenze degli stessi e che, interessando gran parte del nostro territorio, chiama in causa anche la responsabilità di altri enti ed istituzioni” spiega Realacci.

Come testimoniato anche dal recente allarme di Coldiretti, Cia e Confagricoltura sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica – continua – il cinghiale rappresenta la parte preponderante del problema viste le sue caratteristiche, le sue abitudini alimentari e l’assenza di una specie animale antagonista. È bene ricordare, infatti, che negli Anni Sessanta a seguito della loro estinzione e per favorire la caccia, i cinghiali furono reintrodotti in massa con esemplari dei Carpazi, più forti e prolifici, di maggiori dimensioni e conseguentemente con impatto sull’ambiente più alto rispetto ai cinghiali nostrani“.

– redazione –


 

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