
“Ci sono notti nella Geriatria dell’ospedale San Carlo di Potenza in cui accanto ai pazienti non c’è alcun Operatore Socio-Sanitario. E ci sono turni in cui gli infermieri presenti sono due, per un reparto da trentadue posti letto occupato da pazienti anziani, fragili, spesso polipatologici, molti non autosufficienti o allettati. È un reparto che da mesi chiede aiuto e da mesi non riceve una risposta organizzativa. Le segnalazioni arrivano da più parti: dal personale, dalle organizzazioni sindacali, da chi ogni giorno entra in quelle stanze e vede come si lavora. Solleciti ripetuti, per vie diverse, che convergono tutti sullo stesso punto. E la carenza di OSS non riguarda soltanto le notti: anche nei turni diurni la presenza degli operatori di supporto resta insufficiente rispetto alle necessità assistenziali”.
E’ quanto dichiara in una nota la Segreteria Provinciale FIALS che sottolinea come queste criticità siano state segnalate ripetutamente all’Azienda senza risposta organizzativa.
“Sedici pazienti a testa, non sono numeri su una tabella – continua – Quando manca l’OSS, una parte importante dell’assistenza, igiene, mobilizzazione, cambio postura, bisogni primari, ricade sugli infermieri, sottraendo tempo alla terapia, al monitoraggio e alla sorveglianza. E quando due infermieri devono assistere fino a trentadue pazienti, si arriva potenzialmente a sedici pazienti per infermiere. Il confronto con la letteratura scientifica è impietoso. Lo studio europeo RN4CAST ha misurato cosa accade quando gli infermieri sono troppo pochi: la soglia di sicurezza in un reparto di degenza è di un infermiere ogni sei pazienti. Superata quella soglia, ogni paziente in più è associato a un aumento del 7% della mortalità nei trenta giorni dopo il ricovero e del 23% del rischio di esaurimento professionale per chi lavora, un nesso statistico, replicato in più paesi europei, che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. In Italia la media rilevata è di 9,5 pazienti per infermiere: il 41% delle attività assistenziali resta indietro, il 40% degli infermieri giudica scarsa la qualità delle cure che riesce a garantire, il 23% ritiene inadeguato il livello di sicurezza. C’è un dato, in quell’elenco, che preoccupa più degli altri : il logoramento di chi lavora. Un operatore costantemente sotto pressione, che accumula turni pesanti e non riesce a fare tutto ciò che sarebbe necessario, paga un prezzo personale fatto di stanchezza, tensione, senso di inadeguatezza. E quel prezzo non resta suo: si riflette sull’attenzione, sulla lucidità, sulla capacità di accorgersi in tempo di un peggioramento clinico”.
“Il benessere degli operatori e la sicurezza dei pazienti non sono richieste diverse – dichiara Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza – Chi lavora sfinito non può garantire la stessa attenzione che è ciò che tiene in sicurezza una persona anziana e fragile. Difendere il personale significa difendere chi è ricoverato. Un reparto che tutela i propri operatori protegge i propri pazienti. Un reparto che li lascia soli espone entrambi. Si parla continuamente di sicurezza delle cure e di rischio clinico: principi importanti, che però devono vivere dentro i reparti. Se restano nei documenti, servono a poco”.
La FIALS chiede all’Azienda un intervento concreto e una verifica analitica della dotazione organica, con dati chiari su infermieri previsti ed effettivamente presenti, OSS previsti e presenti, turni con organico ridotto, assenze, straordinari, prestazioni aggiuntive e assunzioni programmate: “Non chiediamo l’ennesima rassicurazione Chiediamo di sapere quali provvedimenti l’Azienda intenda adottare, con quali tempi e con quale personale”.
All’assessore alla Salute e ai consiglieri regionali il sindacato chiede una verifica di persona: non una relazione, non un prospetto trasmesso dall’Azienda ma il reparto guardato in un turno reale, di notte compresa. La distanza tra ciò che viene riferito e ciò che accade accanto al letto del paziente si misura soltanto entrando. La sanità pubblica lucana è una responsabilità politica, prima ancora che aziendale.
“La Geriatria regge grazie alla professionalità e al sacrificio di chi ci lavora. Ma la disponibilità dei lavoratori non può diventare il modello organizzativo di un reparto. E dopo tanti solleciti rimasti senza soluzione, la domanda resta semplice: quanto deve ancora aspettare la Geriatria di Potenza?” conclude il sindacato.


