
E’ stata eseguita questa mattina l’autopsia sulla salma della povera Maria Vittoria Carbone, la 57enne uccisa dal figlio 31enne Giampiero Santamaria nella notte tra il 20 e il 21 agosto.
L’esame autoptico svolto dal medico legale incaricato dalla Procura di Potenza, il dottore Giuseppe Bertozzi, servirà a stabilire causa e orario preciso della morte. I familiari della vittima, infatti, vogliono vederci chiaro in merito all’ora in cui sono stati allertati sul posto i sanitari del 118.
L’assassinio è stato confessato dal figlio ai Carabinieri della Compagnia di Potenza. Il ragazzo era già seguito dal Centro di Igiene Mentale per disturbi psichici.
Oggi la Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Basilicata Marika Padula ha chiesto chiarimenti in merito al percorso assistenziale e di presa in carico, alla continuità dei trattamenti e alle modalità con cui gli interventi previsti sono stati programmati, garantiti e monitorati nel tempo. “L’iniziativa – afferma – avrà carattere esclusivamente conoscitivo e istituzionale e non sarà finalizzata ad anticipare giudizi o ad attribuire responsabilità, ma a comprendere, nell’ambito delle competenze della Garante, il funzionamento del percorso assistenziale e gli strumenti predisposti per assicurare continuità e appropriatezza della presa in carico. Ciò che interessa comprendere è se nel percorso concretamente seguito dal figlio della vittima fossero definiti riferimenti, modalità di monitoraggio e procedure da attivare in presenza di eventuali criticità. Una rete efficace non deve soltanto prendere in carico una persona, ma deve essere in grado di accompagnarla nel tempo e di intervenire quando il percorso programmato presenta una discontinuità“.
Questa mattina si è tenuta anche l’udienza di convalida dell’arresto per il 31enne. L’avvocato di Santamaria non si è opposto alla convalida ma ha annunciato una istanza di trasferimento del suo assistito in una struttura adeguata alle cure. Dopo l’incidente probatorio in programma per i prossimi giorni si saprà se il trasferimento verrà consentito, ma nel frattempo il reo confesso oggi non era presente in aula perchè detenuto nel reparto psichiatrico del Carcere di Bari.
Il ragazzo avrebbe raccontato che la lite con la madre sarebbe iniziata per un telefonino. Lui le avrebbe chiesto un cellulare in prestito perché il suo non funzionava e, al rifiuto della donna, avrebbe prima buttato il telefono a terra e poi, quando la madre si sarebbe chinata per raccoglierlo, l’avrebbe aggredita con un calcio alla nuca e poi le avrebbe sbattuto più volte la testa contro un battiscopa.

