Tutti i paesi del Vallo furono teatro delle convulse vicende politiche che caratterizzarono il Regno di Napoli nel periodo che va dal 1799 al 1860, in cui si succedettero i moti risorgimentali promossi dalla parte più illuminata della borghesia locale, che fu in costante contatto con il movimento patriottico sviluppatosi in tutte le regioni italiane. Una delle tappe essenziali di questo percorso fu certamente l’adesione alla rivoluzione del 1848.

Una relazione di parte borbonica conservata nell’Archivio di Stato di Napoli, che rappresentava una inchiesta governativa su quanto era accaduto nel nostro territorio, condotta al fine di individuare i rivoltosi ed assicurarli alla giustizia, consente di sapere che il centro propulsore di quel moto rivoluzionario fu Diano (Teggiano). Nella casa di campagna del sacerdote don Girolamo Matera si riunirono segretamente per mesi i patrioti locali, affiancati da quelli del Cilento, per preparare l’azione da svolgere al momento della rivoluzione.

Va detto che proprio a Diano, agli inizi del 1848, c’erano state delle dimostrazioni politiche alla notizia della concessione della costituzione voluta dal re Ferdinando II di Borbone. Nella suddetta relazione è scritto che i patrioti dianesi “si affrettarono a celebrare l’era novella, pria con pranzi patriottici tenuti nel Castello Ducale e poi con la comparsa di una bandiera tricolore costruita dal sacerdote don Michele D’Alto; finalmente con pubbliche dimostrazioni di giubilo miste a canti patriottici che per tre notti successive intorno a questa bandiera attaccata in cima al pallio della chiesa, e portata in giro per tutte le strade dell’abitato, essi celebrarono”.

Scoppiata la rivoluzione, nel mese di luglio si mossero dal Cilento due colonne di rivoltosi, capeggiate rispettivamente dal maggiore Curcio e dal maggiore Riccio di Torchiara, le quali per strade diverse raggiunsero il Vallo e si concentrarono a Diano. Qui, unitesi con i rivoltosi locali formarono una compagnia di oltre mille uomini armati, che si recò subito a Sala, dove i capi di questi patrioti occuparono l’ufficio della Guardia Nazionale, fecero a pezzi i ritratti di Ferdinando II di Borbone e della regina gridando: “Viva la Repubblica! Viva la libertà!”. Il giorno dopo tutto il contingente rivoluzionario mosse verso Salerno per solidarizzare con gli altri dimostranti che si preparavano ad andare a Napoli. Ma gli avvenimenti che seguirono misero momentaneamente fine a questo entusiasmo patriottico. Ferdinando II di Borbone, pressato dall’Austria, vanificò via via tutte le concessioni fatte con la costituzione. Tuttavia nel Vallo di Diano, come altrove, si continuò a cospirare per l’attuazione di un rivolgimento politico contro la monarchia borbonica.

L’adesione alla rivoluzione del 1848 fu, come si è detto, un’altra tappa di quel percorso verso la democrazia iniziatosi nel 1799, percorso che vide la partecipazione attiva dei patrioti esistenti in tutti i paesi del Vallo, che per la loro fede politica subirono, a più riprese, la cattura, il processo e la carcerazione. Ad essi va ovviamente la nostra riconoscenza, mettendo da parte il giudizio su come poi fu attuata l’Unità d’Italia

– Arturo Didier –


FONTE: “Breve cenno della parte che ebbe la Città di Diano nella rivoluzione del 1848”, in A. DIDIER, “Diano città antica e nobile”, Teggiano 1997, pp. 266-276.


 

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