La più grande tragedia della storia del Vallo di Diano è stata la famosa peste del 1656 che, iniziatasi a Napoli nel mese di luglio, si diffuse rapidamente in tutto il Regno causando una devastante diminuzione della popolazione e una grande crisi economica, dalle quali il Mezzogiorno si riprese dopo molto tempo, agli inizi del Settecento. Essendo il Vallo di Diano situato sulla via consolare che andava da Capua a Reggio, il morbo subito giunse in questo comprensorio e nel mese di agosto cominciarono in massa i decessi in tutti i paesi, come risulta dai locali documenti archivistici e specialmente dagli antichi registri parrocchiali, a cominciare da quelli di Diano (oggi Teggiano). Il 31agosto il parroco di Sant’Andrea annotava nel Libro dei Morti: “De morbo contagioso migraverunt”, facendo poi seguire i nomi di 3 fedeli defunti. A settembre ne morirono altri 7, in ottobre altri 30 e alla metà di novembre altri 15. In pratica, delle 100 persone appartenenti alla parrocchia, risultavano morte 55. Ma abbiamo anche un’altra notizia. Il Vescovo di Capaccio, Tommaso Carafa, in una sua relazione evidenziava lo squallore delle chiese parrocchiali di Diano, rimaste dopo la peste pressoché deserte  e abbandonate per la morte di gran porte del clero che ne aveva cura. Santa Maria Maggiore “si serviva  per dieci preti tutti morti di pesta”.  Dopo la pestilenza il parlamento della città si riunì per eleggere il Sindaco e gli Eletti, poiché quelli che prima erano in carica erano tutti morti per il contagio. Inoltre si prendeva atto che “per ordine regio  si hanno da espurgare le case  e i panni, et altre robbe  di cittadini,  e perciò occorre  imbiancare le case e procurarsi molta calce”.

Più o meno la stessa situazione si verificò in tutti gli altri paesi del Vallo di Diano: morti e desolazione ovunque. I più colpiti dal morbo furono i preti (ne morirono oltre il 70 per cento), che per il loro ufficio erano più esposti al contagio. Dalla vasta bibliografia esistente sull’argomento, risulta che nel Vallo la peste del 1656 causò la diminuzione di circa il 60 per cento della popolazione.

L’illustre medico Geronimo Gatta, che si trovava a Sala (Consilina) durante l’epidemia, e che poi pubblicherà in seguito uno studio sulla diffusione della stessa peste nella città di Napoli, scampato al pericolo, scrisse alla contessa di Buccino: “Il morbo serpendo pian piano  giunse a Buccino sua Contea con tanta mortalità di vassalli di Vostra Eccellenza che non fu credibile, e giunto dopo qui nella Sala ha depasciuto migliaia di persone, non ritrovandosi altro rimedio in preserva che la fuga, e altro rimedio che in cura, ch’è l’accomodarsi alla morte”. E tuttavia la gente del Vallo riuscì a reagire e a ripristinare, seppur faticosamente, l’andamento della vita sociale

– Arturo  Didier-


 FONTE: Autori Vari, “Storia del Vallo di Diano”, Vol. III. 1, Salerno, pp. 82-84.


 

 

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