contadini-nel-1943Alla caduta del fascismo nel Vallo di Diano i primi ad insorgere, reclamando un radicale cambiamento delle condizioni di vita del popolo, furono i contadini, che si recarono minacciosi nelle rispettive sedi comunali con l’intenzione di distruggere i registri nei quali erano segnate tutte le imposizioni fiscali e le vessazioni che essi avevano subito negli ultimi anni.

Si profilavano così vere e proprie rivolte, che sarebbero state favorite dal disordine amministrativo subentrato in tutti i centri del Vallo con la scomparsa dei podestà dell’abolito regime fascista. Era, questa, una situazione di carattere generale che indusse gli anglo-americani del Comando Militare Alleato insediatosi a Vallo della Lucania a prendere gli opportuni provvedimenti per la salvaguardia dell’ordine pubblico. Essi si rivolsero all’unica struttura che poteva assicurare, in quel momento, la continuità dello Stato e della legge: l’Arma dei Carabinieri Reali, che con la sua rete capillare di distaccamento in ogni Comune poteva assicurare il controllo della situazione, favorendo il corretto passaggio verso un nuovo ordine sociale. Ma in diversi Comuni i cittadini non aspettarono l’iniziativa dei Carabinieri e si mossero autonomamente per insediare i nuovi podestà. E così, per acclamazione di popolo furono eletti i podestà a Buonabitacolo, Padula, Monte San Giacomo, Sala Consilina, Atena Lucana, Sassano e Teggiano. In quest’ultimo paese fu formato un corteo capeggiato da alcuni vecchi liberali amendoliani, che si diresse al castello di Stefano Macchiaroli, avvocato antifascista, portando simbolicamente con sé la poltrona di podestà.

Non a caso i teggianesi avevano scelto, come capo dell’amministrazione comunale, il Macchiaroli, il quale vent’anni prima era stato costretto dai fascisti locali a dimettersi dalla sua carica di vicesindaco di Teggiano e ad andarsene a Napoli. Ma egli, negli anni seguenti, ebbe il coraggio di mettere in atto una sottesa fronda al regime, tanto che nelle elezioni del 1924, con la sua ascendenza sui contadini (dei quali era da sempre l’avvocato difensore) riuscì a far svolgere a Teggiano libere elezioni, che si conclusero con la sconfitta della lista fascista. Da quel momento in poi il Macchiaroli fu sorvegliato costantemente dal prefetto e dai vari rappresentanti del regime, come attestano i documenti della ricerca archivistica. Pertanto, nel 1943, la sua acclamazione a podestà significò il riaggancio alla storia, cioè la ripresa della vita democratica dopo un ventennio di dittatura. All’atto del suo insediamento il Macchiaroli deliberò l’intitolazione di due strade del centro storico a due martiri del fascismo: Giacomo Matteotti e Giovanni Amendola.

– Arturo Didier –

 FONTE: Storia del Vallo di Diano, Salerno 1985, vol. III (2), pp. 667-690

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