sala consilina - EVIDENZA -Che la Chiesa abbia disapprovato apertamente lo svolgersi della Prima Guerra Mondiale, è cosa che risulta dalla famosa dichiarazione del pontefice Benedetto XV, il quale nel 1917 definì il conflitto in corso “l’inutile strage”.

Ovviamente durante la guerra la Chiesa mantenne una prudente riservatezza, dovuta al suo carattere di istituzione universale, che la fa madre di tutti i popoli e di tutte le nazioni.  Ebbene, tale carattere universale della Chiesa è provato da un episodio singolare che si verificò nel Vallo di Diano nel 1918. E’ noto che nella Certosa di Padula era installato un grande campo di prigionia che accoglieva truppe polacche. E’ stato calcolato che, nel periodo della guerra, dal 1915 al 1918, la Certosa di San Lorenzo accolse circa 10.000 prigionieri.

Ma un piccola struttura per prigionieri di guerra era ubicata anche a Sala Consilina. Ed è qui che viene in visita alla fine di ottobre, pochi giorni prima della fine della guerra, il Vescovo di Teggiano, Oronzo Caldarola accompagnato da alcuni prelati di Curia, come si apprende da un resoconto pubblicato qualche mese dopo sulla locale rivista “La Vita Diocesana”.

La visita, fatta per incarico del Papa, ebbe accoglienza devota e lieta.

Scriveva il suddetto periodico diocesano: “In una grande sala, trasformata per l’occasione in cappella adorna di fiori e ramoscelli d’olivi, il degno Presule celebrò la Santa Messa. Assistettero al Divino Sacrificio tutti gli ufficiali e soldati polacchi, oltre quelli di truppa italiana. Furono dai prigionieri eseguiti dei bellissimi canti liturgici, con tale espressione e dolcezza, da far stupire come in quei petti  potesse  l’armonia fino a quel segno”.

Prima che il Vescovo prendesse commiato, il Capitano dei prigionieri, a nome degli ufficiali polacchi, gli espresse il desiderio di venire col suo reparto a Teggiano per ringraziarlo ancora una volta dell’alto onore fatto con la  sua visita.

“E così – conclude la cronaca apparsa sulla “Vita Diocesana”  – il dì 30 ottobre ben venti dei detti ufficiali vennero al nostro Episcopio e manifestarono, ancora una volta, pel Santo Padre e per Mons. Caldarola sensi di gratitudine, di ammirazione e di ossequio”.

Come si vede, nel Vallo di Diano, la Chiesa, oltre a compiere un atto di carità con la confortevole visita ai prigionieri di guerra, dava una chiara dimostrazione della sua universalità, che considerava tutti gli uomini figli di Dio, al di là di ogni schieramento politico e di ogni nazionalità.

– Arturo Didier – 


FONTE: “La Vita Diocesana”, anno I, n. 10-11 (ottobre-novembre 1918), p. 21, in Biblioteca del Seminario di Teggiano

 

 

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