Curiosità storiche valdianesi. I Musei del Vallo: una risorsa contro il possibile degrado culturale



































In questo periodo storico di palese annebbiamento culturale, in cui anche parecchi rappresentanti del governo centrale non solo nel parlare sbagliano i congiuntivi, ma, quel che è peggio, rivelano gravi incertezze nella conduzione amministrativa e scarsa capacità di programmazione, è cosa buona ripiegare su noi stessi e pensare a far leva sul nostro vivere quotidiano e sul mantenimento dei valori storici ed artistici del nostro territorio. Ed uno dei supporti più validi in questo senso è certamente la visita ai numerosi Musei del Vallo di Diano, visita che non deve essere occasionale ed eccezionale, bensì frequente, abitudinaria, inclusa spesso nelle passeggiate dei giorni festivi.

I Musei del nostro territorio sono tanti e tutti molto importanti, a cominciare dal Museo Archeologico della Lucania Occidentale, che si trova nella Certosa di Padula. A Teggiano ci sono: il Museo Diocesano, il Lapidario Dianense, il Museo della Civiltà Contadina e quello delle Erbe, che nel suo genere è fra i pochi esistenti in Italia.

Queste strutture museali del Vallo non sono fatte soltanto per i turisti, ma anche, e soprattutto, per i valdianesi, che ne sono i possessori ed i primi fruitori. E allora? Allora i sindaci, le numerose associazioni culturali, le Pro Loco possono attivarsi non solo per tenere aperti i loro Musei, ma anche per assicurare ai cittadini del Vallo l’ingresso gratuito ad essi nei giorni festivi. L’ingresso gratuito è condizione indispensabile per assicurare ai cittadini la fruizione dei loro Musei.







Qualcosa del genere si potrebbe fare anche per i Musei statali di carattere nazionale. Purtroppo l’onorevole Dario Franceschini, quando ricoprì la carica di Ministro dei Beni Culturali, incautamente tolse tutte le facilitazioni economiche per la visita ai Musei statali. Pertanto a me è accaduto che, trovandomi a Roma con la famiglia, per entrare nelle famose Terme Diocleziane ho dovuto pagare, per i biglietti di ingresso per sette persone, ben 65 euro, ivi inclusi 5 euro (mezzo biglietto) per una nipotina di sette anni. Per tali prezzi esosi diverse famiglie rinunziavano ad entrare nelle suddette Terme. Il ministro Franceschini tolse l’ingresso gratuito anche ai maggiori di 65 anni! E’ vero che quelli come me possono permettersi di pagare un biglietto per entrare nei Musei. Ma indubbiamente l’entrata gratuita costituirebbe generalmente un espediente eccellente per la visita, almeno nei giorni festivi, alle strutture museali, specialmente di quelle dei piccoli centri.

Per quanto concerne questi ultimi, che ci vuole a mobilitare i Comuni, le Pro Loco, le Casse di Risparmio e gli sponsor privati per reperire un po’ di fondi da versare, come rimborso, ai suddetti Musei? Speriamo che si faccia questo per evitare il suddetto annebbiamento culturale dei piccoli centri.

– Arturo Didier –


FONTE:  A. DIDIER, “I Musei del Vallo di Diano”, in “Quaderni del Centro Studi e Ricerche del Vallo di Diano”, Salerno 1984.

































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