Non si è mai avuto nello sviluppo storico un morbo pestifero come quello dell’odierno coronavirus, che si è ormai diffuso in tutto il mondo causando un’ecatombe che va ingrossandosi velocemente. Ce ne sono state pestilenze, come, ad esempio, quella famosa del 1656. Ma essa fu allora, per la scarsità dei mezzi di comunicazione, un fenomeno settoriale, circoscritto alle province meridionali. Oggi invece, per il modo capillare e per la velocità di penetrazione, la diffusione del morbo è di carattere planetario. Per quanto si cerca di arginare il fenomeno escogitando infinite restrizioni che tendono a separare i contatti tra le persone, la situazione sfugge a qualsiasi controllo, il contagio è quasi inevitabile, le vittime sono innumerevoli e per questo viviamo nel terrore.

Sono tutti mobilitati, le nazioni, i governi, le istituzioni a qualsiasi livello, la Chiesa con in primo piano Papa Francesco, che predica rivolgendosi, come si dice, “Urbi et Orbi”, invocando la protezione di Dio e della Vergine Maria.

A Teggiano, l’antica Diano, è ricorrente il pensiero alla suddetta peste del 1656 e si cerca di rievocarne il ricordo attraverso varie iniziative, una delle quali si svolse qualche anno fa e la riassumo brevemente. Ebbene un giorno l’imprenditore Eliseo Casella, il quale possiede e gestisce a Teggiano una fabbrica per la lavorazione del marmo, mi convoca nel suo ufficio per farmi una richiesta. Mi dice di aver letto nella mia “Storia di Teggiano” quello che si verificò in paese, l’antica Diano, durante i nefasti giorni della peste del 1656, nel corso del morbo che aveva contagiato tutta l’Italia meridionale ed era giunto nel nostro territorio attraverso l’antica via consolare che si estendeva da Capua sino alla Calabria, causando la morte e il conseguente dimezzamento della popolazione meridionale. Dal mio libro ha appreso anche che nei suddetti giorni si riunì il Consiglio Comunale dianese e deliberò, tra l’altro, di invocare la protezione della Vergine Maria e di San Rocco. Detto questo, Eliseo, il quale è da sempre uno dei procuratori del Comitato Festa di San Rocco, mi chiede di preparare il testo di una lapide commemorativa del tragico evento, in cui risulta inserita la suddetta deliberazione comunale. Mi dice anche di aver chiesto ed ottenuto, sia dal vescovo che dal parroco, il permesso di collocare tale lapide nella chiesa di San Martino, precisamente in fondo alla navata di sinistra, nei pressi dell’altare maggiore della chiesa. In conclusione mi rinnova la richiesta di preparare il testo della lapide. Naturalmente io accetto calorosamente la richiesta.

In breve tempo rintraccio tra i miei appunti di ricerche storiche la delibera seicentesca del Comune di Diano, che riporto qui integralmente:

1656, agosto 31. Diano.

Alla presenza del magnifico Pietro Severino, Luogotenente dello Stato di Diano, si sono riuniti, nella pubblica piazza, gli amministratori ed i cittadini, in pubblico Parlamento, a gloria di Dio ed in fedeltà all’Illustrissimo Signore don Carlo Calà, padrone di detta Città e dei suoi Casali, con l’intervento del Sindaco magnifico Giovan Leonardo Sangregorio; degli Eletti magnifico Giustiniano d’Alitto e Marco del Buglio; e dei cittadini Francesco Innamorato, Vincenzo Malavolta, Giulio Zotti, Ferrante Capozzolo, Antonio de Mingo e Cesare Federico.

Si delibera: “In pieno svolgimento della peste, il Parlamento decide di prendere per Protettrice la Concezione Santissima,  et per Protettore il glorioso Santo Rocco”.

Trascrivo tale delibera e la porto subito all’amico Eliseo, al quale va riconosciuta una forte sensibilità per i valori storici, per il patrimonio artistico e per la configurazione paesistica ed ambientale di Teggiano, cose che sono oggetto delle nostre conversazioni allorché capita di incontrarci. E per questo Eliseo si mobilita subito per la realizzazione della lapide rievocativa, scegliendo un marmo prezioso sul quale fa incidere un testo da me preparato e debitamente firmato.

Tornando alla situazione odierna e all’orrendo virus che ci atterrisce, diventa attuale la suddetta decisione del Parlamento seicentesco di Diano e ricorriamo anche noi, come fa Papa Francesco, alla protezione di Dio e della Madonna.

– Arturo Didier –

FONTE: “I Parlamenti di Diano (1652-1698), a cura di A. Didier e P. Carrano, Editore Giannini, Napoli, in corso di stampa.

 

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