
C’è anche un ingegnere 56enne di Campagna ai domiciliari tra le persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione di alcuni contratti legati alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari.
Nell’ambito di un’attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito una ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di 20 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissioni di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, favoreggiamento.
In particolare, all’esito degli interrogatori preventivi degli indagati, 10 persone sono state sottoposte alla misura degli arresti domiciliari, 5 alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente, 2 alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente ed alla sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno e 3 alla misura interdittiva della sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno.
L’indagine ha riguardato le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari e, specificamente, le tratte ultimate o in fase di realizzazione nelle province di Napoli, Avellino e Benevento. Le attività investigative hanno interessato le diverse fasi di gestione delle commesse, dall’affidamento dei lavori alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti alle imprese e anche la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere e la fornitura di calcestruzzo.
Sarebbe emerso un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti. In cambio dei favori accordati sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità, anche nascoste in confezioni e box natalizi, orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi.
Un ulteriore filone investigativo ha riguardato l’impiego irregolare e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. In particolare, sarebbe stata verificata la presenza nei cantieri di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative particolarmente gravose e degradanti, con turni protratti, in alcuni casi, fino a 20 ore, reiterate violazioni dei periodi di riposo, corresponsione di retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o comunque sproporzionate alla quantità e qualità di lavoro svolto, inosservanza delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, sottoposizione a metodi di sorveglianza e a situazioni alloggiative del tutto precarie, con irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Si sarebbe, inoltre, ricostruito un meccanismo di emissione di fatture per operazioni inesistenti, che sarebbe stato finalizzato alla creazione di disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe stata utilizzata anche per le dazioni corruttive. Il G.I.P. ha inoltre disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari e i destinatari sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.


