Chiusura Punto Nascita a Polla. Lettere alla redazione degli studenti Erika Pinto e Gerardo Villari





































Dopo la notizia della prossima disattivazione del Punto Nascita dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla diverse sono le azioni di protesta e di rammarico per il decreto che prevede la chiusura del servizio a partire dal 1° gennaio 2019. Politici, amministratori, sindacati, personale medico e infermieristico, cittadini e utenti dell’ospedale valdianese in queste ore stanno facendo sentire tutto il loro disappunto per la vicenda. Tra questi anche gli studenti e, come in questo caso, due giovani frequentanti la classe V A del Liceo Linguistico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Pomponio Leto” di Teggiano.

Erika Pinto e Gerardo Villari hanno affidato alla penna i propri pensieri in merito a quanto sta accadendo in questi giorni nella Sanità del Vallo di Diano e riguardo alle sorti del Punto Nascita del “Curto”.

  • “Come mi sento a 18 anni?” di Erika Pinto

Mi sento una marionetta. Non ho mai odiato le marionette, anzi da piccola amavo gli spettacoli delle marionette, correvo a sedermi e a gustarmi lo spettacolo. Occhi grandi con ciglia lunghe, guance rosse rosse e naso a patata. Le ho amate fino a quel momento in cui ho capito che erano manipolate dalle mani di qualcuno, e quindi le ho iniziate a reputare vuote, ma non solo. Ho capito che le marionette non erano libere. A 18 anni la marionetta sono io. Forse lo sarò anche a 30, 45, 78 anni. Siamo tutte un po’ marionette di qualcuno che per forte egoismo mette sotto i piedi l’obiettivo comune, il senso di comunità.










Ecco quello che stanno facendo per il nostro territorio. Ci chiedono di restare qui per incentivare i piccoli centri e poi ci tolgono tutto, lavoro, servizi, speranza, aspettative, sogni. Non abbiamo più nulla, e continuano a toglierci anche quel “nulla” che cerchiamo di tenere stretto fra le nostre mani. Ma giuro che una cosa ci è rimasta ed è la voce. La nostra voce, quella che qualcuno ascolterà, quella che non tacerà mai. Ed è questa voce che farà cambiare le cose, sarà la voce che non accetterà quello che dite, quello che volete fare di noi. Questo vostro gioco di mantenerci buoni.

Abbiamo voce e parliamo, abbiamo voce e gridiamo. Abbiamo voce e cambiamo.

  • “Gli emarginati hanno una voce” di Gerardo Villari

Polla, 12 novembre 2018. La Regione Campania tramite un decreto dispone dal 1° gennaio 2019 la chiusura del Punto Nascita degli ospedali di Polla e Sapri a causa della quota non raggiunta di 500 parti annui. Nel Vallo di Diano scoppia il malcontento generale, la situazione di emarginazione e insufficienza di servizi per il territorio si aggrava. Dietro questa nuova mesta notizia però si cela un’altra verità; il Vallo di Diano sta perdendo l’ennesima fondamentale struttura dopo il Tribunale di Sala Consilina e il sistema ferroviario che lo collegava con il resto della regione. Questa netta sconfitta fa adirare i cittadini che si vedono privati di beni di prim’ordine secondo un’attuazione della legge ingiusta e che crea differenze tra i cittadini italiani. Infatti l’ospedale di Vallo della Lucania, nonostante un numero inferiore di nascite a quello dell’ospedale valdianese, ha ottenuto la proroga del Punto Nascita.

Io ci sono nato, quasi tutti i nostri compaesani sono nati qui, non possono privarci di un bene che è assolutamente necessario a tutti, solo per interessi puramente politici e a causa della mancanza di una forte rappresentanza politica territoriale, noi cittadini dobbiamo agire”.

Al di sopra di tutto questo il grido più forte viene dalle donne, che si vedono private del diritto alla propria incolumità. La donna, promotrice della vita, andrà incontro a molti pericoli dato che in caso di aborto spontaneo e altri rischi dovrà affrontare momenti di pericolo perchè non ci sarà una struttura valida vicina per salvare lei e il nascituro”.

Il Vallo di Diano comprende circa 60.000 abitanti, perché deve esserci preclusa la possibilità di avere un ospedale totalmente funzionante ed efficiente e devono costringere le nostre donne a percorrere 70 km per poter partorire?”.

Queste le testimonianze dell’indignazione valdianese, tratte da alcune interviste effettuate a donne e uomini che vogliono lottare per i loro diritti e si stanno mobilitando per farli rispettare.

– redazione –

































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