E’ disperata e difficilmente riuscirà a dimenticare quanto accaduto l’insegnante di Salerno in servizio nella scuola primaria “Pirelli” di Milano dove una settimana fa un bambino di 6 anni è precipitato nella tromba delle scale volando giù per diversi metri e, successivamente, ha smesso di vivere nella giornata di martedì dopo essere stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda.

La donna, insegnante di sostegno che da 25 anni lavora nel capoluogo lombardo, al momento del tragico accaduto si trovava in classe insieme ad una sua collega. Il piccolo, che a settembre aveva iniziato la prima elementare, è uscito per recarsi in bagno e subito dopo è precipitato nel fatale volo dalle scale.

La maestra salernitana è assistita dall’avvocato Michele Sarno del Foro di Salerno che, raggiunto telefonicamente dalla redazione di Ondanews, ha spiegato:”La mia cliente è stata sentita dai Carabinieri come persona informata sui fatti. Ovviamente si è premurata di individuarmi come avvocato per la tutela dei suoi diritti. Ho già depositato la nomina come difensore di fiducia, ma ad oggi non ha avuto alcun avviso di garanzia“.

Era presente in aula quando è accaduto il fatto – racconta l’avvocato – e giustamente non ha visto ciò che è successo all’esterno. In classe c’erano due insegnanti in quel momento. La mia cliente è un’insegnante di sostegno e quindi lei dovrebbe attendere alla guida del bambino che le è stato affidato, che non è il piccolo che ha perso la vita. Quest’ultimo è andato in bagno e in quel caso vige la regola che vede i bidelli doverli prendere in carico“.

L’insegnante è addolorata per quanto accaduto al piccolo e, come evidenziato anche dall’avvocato Sarno, “è una mamma, distrutta psicologicamente, infatti in questi giorni non è andata a scuola ed è rientrata a Salerno“.

In queste ore “Il Corriere della Sera” ha anche pubblicato una lettera, scritta appunto dalla maestra Orsola, ed indirizzata alla madre del piccolo. “Sono in treno, sto tornando a Salerno, dai miei parenti, in cerca di una pace che non troverò mai più – scrive -. Da venerdì non faccio che pensare a voi, a te, da mamma a mamma. Ho 47 anni, da 24 faccio questo lavoro di maestra di sostegno, il più bello del mondo, con una responsabilità enorme, di cui per la prima volta nella mia vita sento tutto il peso. Passano le ore e un silenzio insopportabilmente rumoroso mi affligge il cuore. Non è niente in confronto al dolore che provate voi. Penso al tempo e vorrei poter riportare indietro le lancette. Mi sento impotente. Vorrei poterti stringere la mano e abbracciarti per unirmi al tuo pianto. Vorrei poterti consolare e toccare il tuo cuore. Sono vissuta tra i sorrisi dei bimbi. Ho svolto il lavoro più bello del mondo pieno delle gioie che solo i bambini sanno donarti. So che Leo, nella nostra scuola, ha vissuto ore felici. Curioso, simpatico, sempre in movimento. In un attimo tutto si è fermato. È diventato buio. La gioia è diventata tristezza. Il ricordo sarà per sempre dolore. In questi giorni non sono più riuscita a rientrare in quell’aula. Tornerò al mio lavoro mercoledì, e già penso con incertezza a quel giorno. Non so se ce la farò. Non posso credere che non vedrò più il viso di quel piccolo angelo. Se fosse possibile donerei la mia vita pur di riaverlo tra quei banchi della prima C. Spero che il ricordo dei suoi capelli scapigliati e del suo sorriso ci accompagni per sempre, sconfiggendo questo nulla che opprime tutti, in questo lutto che prima di tutto è vostro, è tuo, ma ci coinvolge tutti, profondamente. Se servirà, quando servirà, darò tutta me stessa per starvi vicini. Per quel che serve vorrei abbracciarti forte, da mamma a mamma. Per quel che serve vorrei prendere a calci questo destino che aveva in serbo una prova così difficile da superare. Pare inaccettabile. So che provi rabbia, so che da mamma al tuo posto la proverei anche io. Ma con il cuore in tumulto vorrei dirti, con tutto il rispetto, la stima, il profondo cordoglio, che vi vogliamo bene“.

– Chiara Di Miele –

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