Quest’anno MasterChef Italia, il cooking show di Sky prodotto da Endemol Shine Italy, sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW, ha avuto come protagonista il giovane Carmine Gorrasi che si è iscritto per partecipare al programma a soli 18 anni. Il giovane di Battipaglia ha iniziato a cucinare per gioco, sperimentando ricette ai fornelli insieme alla sorella minore. Da allora si è accesa in lui la passione per l’arte culinaria, messa da parte per volere dei genitori e ripresa una volta terminati gli studi al Liceo Scientifico. Carmine ha spesso dimostrato durante il programma di saper usare ingredienti di altre cucine del mondo, nella finale, però, è emerso il desidero di non dimenticare le proprie origini e la propria casa.

Ne abbiamo parlato in un’intervista in cui ci ha raccontato la sua storia d’amore per la cucina, cosa abbia significato per lui la partecipazione a MasterChef e quali orizzonti si intravedono nel suo futuro.

  • Come è nata la tua passione per la cucina?

E’ nata per caso, come anche la mia partecipazione al programma. Da bambino guardavo molto la tv, anche programmi di cucina. Un giorno con mia sorella Benedetta abbiamo deciso di metterci ai fornelli e di imitare due cuoche che vedevamo in televisione. Era domenica, così abbiamo deciso di preparare il pranzo per la famiglia: andò malissimo! Un totale disastro. Io avevo 12 anni e lei 10: decise di mollare subito, io invece ho cercato di migliorare perché mi ero sentito a mio agio ai fornelli. Da lì il resto è storia, ho iniziato ad appassionarmi sempre di più, a leggere libri, vedere programmi, studiare autonomamente. Insomma, ho iniziato a cucinare sempre di più per parenti e amici.

  • Cosa ti ha spinto ad iscriverti a MasterChef?

Anche l’iscrizione a MasterChef è stata una casualità. Stavo vedendo la finale dello scorso anno, in ritardo, e ricordavo che ad ogni puntata finale usciva in conclusione la dicitura “iscriviti alla prossima edizione”. Notai che quella scritta non uscì ed ero un po’ preoccupato che il programma non sarebbe più andato in onda. Andai a cercare su internet e trovai invece il modulo per l’iscrizione, da lì iniziai a compilarla. Ero nella mia stanzetta, solo, in un pomeriggio di noia: ho iniziato a compilare il modulo per gioco. Dopo un paio di giorni ho ricevuto la chiamata per le selezioni.

  • Cos’hai provato quando hai saputo che avresti partecipato al programma?

Può sembrare banale dirlo, ma è stato davvero un sogno. La televisione è un mondo che viene considerato sempre lontano da tutti, quasi surreale. Quando ti ci ritrovi dentro inizia a sembrare reale, è stata un po’ quella la sensazione che ho provato. Non avrei mai pensato di poter realizzare concretamente questa esperienza nella mia vita, soprattutto perché non rientrava tra i miei progetti. Non ho mai pensato di vincere MasterChef o di partecipare a un programma televisivo. E’ stato tutto molto veloce e travolgente, le emozioni sono state davvero forti.

  • In che modo il programma ti ha aiutato ad esprimere il tuo “io” in cucina?

Il programma mi ha insegnato tanto sia a livello culinario che a livello personale, in primis perché credo che le persone crescano soltanto tramite le esperienze e MasterChef è un’esperienza consistente, oltre che travolgente, quindi ti fa crescere inevitabilmente. Mi ha fatto capire tante cose di me stesso, mi ha fatto conoscere delle persone meravigliose che mi hanno dato tanto. Sono entrato in contatto con chef di un certo calibro, come i giudici e gli chef ospiti, sono andato in una cucina 3 stelle Michelin, insomma non esperienze che si vivono tutti i giorni e che non tutti hanno la possibilità di fare. A livello culinario ho capito molto di più qual è la direzione che voglio prendere: sono stato molto affascinato dalle cucine dell’Est e di altri Paesi del mondo. Ho anche capito, però, che è sempre importante ricordarsi quali sono le nostre origini, quindi cercare in qualche modo di trarre il possibile dalla nostra infanzia, dai nostri ricordi e dalla nostra “casa”.

  • Cucinare per te ha un significato profondo, spesso infatti hai messo insieme cucine del mondo con quelle di casa tua.

Sicuramente il mio essere affascinato dalle cucine del mondo, e in particolar modo dalle cucine orientali, nasce da un mio desiderio di “evadere” e di scappare da quella che era la mia casa, perché fondamentalmente fino a prima di MasterChef sono sempre voluto scappare, avrei voluto allontanarmi e trovare la mia indipendenza in un altro posto, la mia realtà mi stava un po’ stretta. Allo stesso tempo ho sempre amato i sapori della mia terra, questo è poi uscito fuori nel programma, specialmente verso la fine. Ho ritrovato i sapori che stavo un po’ perdendo di vista e ora li apprezzo molto di più. Sicuramente Battipaglia è un po’ un punto di partenza perché ci sono nato e ci ho vissuto e tutto è partito da lì, però, come ho detto anche durante la puntata finale e come ho chiamato anche il mio menù “La promessa”, c’è sempre una parte di me che ha intenzione di ritornare e di non dimenticare soprattutto quello che Battipaglia mi ha dato, lati negativi compresi. Fa comunque parte di me e mi ha reso quello che sono. Senza Battipaglia non sarei Carmine che è arrivato in finale a MasterChef.

  • Un ingrediente che ti piace e uno che non può mancare nella tua cucina?

Nella mia cucina non può mancare assolutamente, come si è visto anche nel programma, la soia: la adoro. Aggiungerei anche le melanzane. Un ingrediente che invece non mi piace e che fatico ad utilizzare sono i funghi, più che altro perché non riesco a mangiarli. Mi piace il loro sapore ma ne detesto la consistenza. Per il resto mi piace tutto e mangio tutto, sono davvero pochissimi gli ingredienti che non uso.

  • Durante il programma hai trovato delle difficoltà?

Sicuramente ci sono delle difficoltà e sicuramente ci sono dei momenti che sono più duri di altri. Tanta difficoltà l’ho trovata a livello emotivo, solitamente cerco di razionalizzare il più possibile, però ci sono alcune occasioni che sono impossibili da razionalizzare. Bisogna lasciarsi andare e lasciarsi anche un po’ trasportare dalle emozioni. Questo l’ho vissuto tanto con i miei compagni. Tante volte ho ceduto emotivamente perché ero veramente tanto affezionato a loro, e lo sono ancora ora, quindi da una parte mi aiutavano a trovare la mia serenità e lucidità, dall’altra quando dovevamo salutarci per la fine dei loro percorsi era dura da sopportare. Alla fine ho accusato davvero tanto il colpo di perdere diversi compagni di avventura, perché sono stati per me degli avversari ma anche dei grandi compagni di gioco.

  • Un esempio di buona e sana competizione, insomma.

Sì, quest’anno in particolar modo penso che abbiamo dimostrato che si può essere in competizione e allo stesso tempo essere anche grandi amici e persone che si stimano a vicenda. Penso sia un bellissimo messaggio. Essere giovani può essere un punto debole, perché si ha meno esperienza, però allo stesso tempo un punto di forza e quest’anno l’abbiamo sicuramente dimostrato in finale. Eravamo tre giovanissimi e abbiamo fatto capire che anche noi valiamo. Purtroppo al giorno d’oggi tante volte ci viene detto che non è così.

  • Hai temuto le critiche, in particolar modo dei giudici?

In realtà per me la critica se è costruttiva è soltanto una spinta a migliorarsi, a crescere e a fare di meglio. Quindi non ho paura delle critiche, è normale che incutano un minimo di timore, parliamo comunque di chef pluristellati che hanno una carriera da far invidia ed in confronto mi sentivo una “nullità”. Ho sempre apprezzato quando mi sono state fatte delle critiche in maniera costruttiva perché sentivo che avevano un fine positivo.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro e cosa consiglieresti ai giovani che hanno un sogno nel cassetto?

Sicuramente tra i miei progetti c’è quello di portare a termine gli studi, mi sono iscritto a Scienze Gastronomiche in Piemonte. Nel frattempo vorrei fare esperienza, sicuramente organizzare qualche evento, fare lo chef a domicilio che è una realtà che mi piace molto e che sta crescendo sempre di più. Il consiglio che posso dare è molto semplice: non bisogna farsi abbattere dai pregiudizi e dalle aspettative che le persone hanno su di noi, anche se a volte fare quello che ci piace veramente può significare deludere qualcuno, soprattutto se ci teniamo. E’ giusto alcune volte, specialmente quando si tratta del proprio futuro, pensare prima a sé stessi e poi agli altri. E’ importante pensare a sé stessi, al proprio bene e alla propria felicità.


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