Biagio Tomasco, segretario territoriale del sindacato NurSind Salerno, scrive al Commissario straordinario dell’Asl in merito alle problematiche del personale dell’azienda sanitaria e ai pensionamenti. Diversi sono infatti gli inconvenienti affrontati dall’azienda di Via Nizza, tra cui difficoltà a reperire personale tramite mobilità volontaria, cessazioni dal servizio per pensionamenti e la neonata quota 100.

Secondo Tomasco “le realtà assistenziali dell’ASL Salerno, tanto ospedaliere quanto territoriali, non possono reggere l’urto della domanda sanitaria da parte dei cittadini in quanto le risorse umane dedicate a tali incombenze si restringono sempre più“. Il fabbisogno triennale di personale 2018-2020 è di 846 unità. Ma l’Asl a febbraio ha prodotto le linee guida per l’assegnazione del budget per il Fondo Disagio 2019, da cui si evince una perdita secca di personale di comparto da 5534 unità del 2016 a 5146 unità del 2019, pari ad un delta di 388 unità di personale, che dovranno garantire le stesse attività che si svolgevano nel 2016.

Per quanto concerne i pensionamenti e la neo introdotta quota 100,  – spiega – bisogna partire dall’analisi delle fasce di età dei lavoratori della Asl per cercare di inquadrare al meglio
la situazione. La popolazione lavorativa dell’Asl ha un’età media molto alta. I dipendenti che potranno accedere alla quota 100 potrebbero essere, avendo raggiunto i 62 anni di età, esattamente 1648 pari al 21.10% del totale dei dipendenti in servizio. Il centro di costo che più risentirebbe dei pensionamenti per quota 100 sarebbe quello del presidio ospedaliero di Sapri che annovera il 32.76% dei pensionamenti per un totale di 19“.

Ai pensionamenti per quota 100 si aggiungono le altre due forme di pensionamento, ovvero quella di anzianità e “Opzione Donna”. “Per quanto attiene la pensione di anzianità abbiamo 64 dipendenti che se ne potrebbero avvantaggiare pari allo 0.82%, suddivisi in 24 unità di comparto e 40 unità della dirigenza medica – continua Tomasco – in definitiva un quadro preoccupante se non allarmante, anche in virtù del fatto che non si ha ben chiara la situazione su chi si avvarrà o meno delle facoltà illustrate, cosa che se realizzata, imporrebbe un serio ragionamento di riorganizzazione dei servizi erogati dall’Asl Salerno, oltre che delle politiche di reclutamento“.

Altro aspetto della questione occupazionale evidenziato da Tomasco è quello dei dipendenti impiegati in mansioni e funzioni diverse da quella per cui sono stati assunti. “La questione – spiega – va ad inquinare in maniera sensibile la ricognizione dei posti necessari e nasconde la reale necessità occupazionale. Considerato che si stia disquisendo di un vero esercito di personale che ben potrebbe garantire il fabbisogno di un ospedale medio-piccolo, va sottolineato che in tal modo hanno sottratto forza lavoro nei reparti di degenza e sul territorio“.

Considerato  – conclude Tomasco – che tutte le azioni positivamente messe in essere dall’Asl, seppur meritorie, non hanno dato i frutti sperati, si chiede un rapido capovolgimento di fronte, che possa riequilibrare il rapporto tra domanda ed offerta di salute e che passa essenzialmente attraverso l’indizione di un concorso unico per tutte le figure carenti“.

– Chiara Di Miele –

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