Una famiglia di uomini d’arme, medici, governatori, notai ed avvocati sempre presente nella vita civile e religiosa di Teggiano, del Vallo di Diano e di altre aree dell’Italia meridionale. Stiamo parlando dei Carrano, custodi di uno dei più importanti Archivi privati della provincia di Salerno, che conserva documenti pergamenacei e cartacei di grande importanza per la storia del Vallo e non solo. Presso la loro residenza teggianese abbiamo incontrato l’avvocato Luigi Carrano che, con il figlio Paolo, prosegue l’azione culturale della famiglia, studiando e mettendo a disposizione i documenti del proprio grande Archivio.

– Qual è la storia della famiglia Carrano?

I primi documenti risalgono ai normanni, quindi intorno all’anno 1000. Alcuni nostri antenati hanno avuto, nei secoli, un ruolo importante e prestigioso. Gianbattista Carrano Vairo, per esempio, era uno degl’uomini più potenti di tutto il Cilento ed amico fraterno di Micheroux, diplomatico e ministro di Napoli, nonché tra i più colti del primo ‘800 europeo. In quel periodo i suoi contatti con Teggiano erano diretti, anche perché il paese poteva vantare una serie di personalità di altissimo livello

– Nello specifico qual è stato nei secoli il legame tra i Carrano e Teggiano?

Come famiglia siamo sempre stati a Teggiano ma anche a Napoli ed a Palermo. Nell’antica Diano era presente una società civile di assoluta qualità. Qui il ceto medio e quello nobiliare hanno convissuto serenamente. Sto preparando qualcosa che rappresenterà un’iniziativa unica per Teggiano e che porrà il paese su un livello molto particolare. Sto trasferendo molte lettere del 1804 da cui viene fuori la storia di Teggiano e le attività quotidiane dell’epoca

– Il vostro archivio è uno dei più importante del salernitano. Com’è stato possibile arrivare a ciò?

A differenza di tanti altri casi, la nostra famiglia è riuscita a conservare ed a salvare un patrimonio documentario estremamente importante. Anche se c’è da dire che durante la guerra alcune pergamene sono state utilizzate, in buona fede, per accendere il fuoco, da parte di persone responsabili della manutenzione. Alla base della nostra attività quotidiana c’è sempre stata la cultura. Abbiamo sempre lavorato. Questo è il vero aspetto indicativo del legame tra la nobiltà teggianese e la comunità. Molti documenti ed arredi, appartenenti a diverse famiglie, nei secoli sono andati distrutti perché non si aveva la conoscenza e la consapevolezza del proprio patrimonio

– E oggi come si fa a custodire al meglio tutto questo?

Lavorando, innanzitutto. Con il lavoro e con l’amore si riesce a tutelare tutto. Mio figlio d’estate è sempre a Teggiano, mentre io vengo quasi ogni fine settimana. Pur essendo napoletano, sono un teggianese a tutti gli effetti. Ho trascorso più tempo qui che a Napoli

– Cosa rappresenta per voi Teggiano?

Rappresenta tutto, rappresenta l’inizio e non ancora la fine. E’ un luogo dello spirito. C’è una grande educazione civica ed un estremo senso culturale che non si trova in altre aree della Campania ed una società borghese fortissima anche nella civiltà contadina. A Teggiano tutta la popolazione, nei limiti del possibile, ha cercato di tutelare la cittadina. Credo che il paese abbia avuto l’aiuto di San Cono per la conservazione del patrimonio e per la presenza di storici ed intellettuali di alto profilo come, ad esempio, Arturo Didier.

– Cono D’Elia –


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