
“Femminicidi: la responsabilità di prevenire” è il tema del convegno svoltosi nell’aula “Pino Paladino” di Sala Consilina.
Dieci anni di storie ma anche un momento di confronto sulla rete antiviolenza in occasione dell’anniversario del Centro Antiviolenza Aretusa. Ad aprire il momento di confronto è stata l’attrice Veronica D’Elia che ha interpretato “Ferite a morte” di Serena Dandini. Un lavoro importante svolto dalle operatrici sul territorio del Vallo di Diano, Alburni e Tanagro, da sempre a supporto delle vittime di violenza con un servizio nato in un’area periferica territoriale.
“Se dopo 10 anni siamo qui, c’è ancora tanta strada da fare – le parole del Sindaco Luigi Vertucci, sindaco di Atena Lucana, comune che ospita il Centro – l’impegno che prendiamo è quello di creare la Casa, in un posto centrale, visibile. Occorre fare in modo che certe tematiche entrino nelle scuole”.
Hanno preso parte all’evento, tra gli altri, anche Josephmari Biscotti assessora del Comune di Sala Consilina e l’assessora regionale Claudia Pecoraro.
Presente anche la Consulta delle Amministratrici del Vallo di Diano e Tanagro rappresentata dalla Presidente Rossella Isoldi, vicesindaca di Polla: “Grazie di tutto al Centro – le sue parole – la fiducia richiede tempo, impegno e costanza. Sentiamo ogni giorno di storie di donne maltrattate, ma ci sono anche donne che hanno paura e sono isolate. Ed è qui che si capisce quanto sia importante fare rete sul territorio. Come Consulta ci siamo, un futuro diverso è possibile“.
Nella sala presenti anche le foto a testimonianza dei 10 anni della Consulta e la mostra “Io sono Franca” dedicata a Franca Viola.
Momento importante quando è stata letta la lettera della prima ospite del Centro, il cui percorso era iniziato a luglio 2016 dopo l’ennesima aggressione fisica: “Quando varchi un Centro sei piena di macerie e con il terrore di essere non creduta – uno dei passaggi – Al Centro non trovi chi ti giudica, ma ti guardano negli occhi e ti restituiscono la dignità con una frase devastante: ‘Non è colpa tua’. Ti insegnano a scardinare la violenza e ti insegnano a ricostruirti sistematicamente, a percepire il pericolo. Ma il valore è che non ti abbandona mai. È l’unico posto dove puoi abbassare le difese. Grazie per avermi teso la mano allora e per avermi restituito la voce”.
“Sono centinaia le donne che abbiamo accolto – ha affermato Elisa Ercoli, Presidente di Differenza Donna – questo non significa che la violenza è aumentata. In Italia era normale il controllo nei confronti delle donne. Quando parliamo di violenza, parliamo di potere e di disparità. Le donne in Italia sono le più disoccupate a livello europeo, nel Sud sono 1 su 4. Occorre mettere insieme alcuni fattori: la violenza è una disparità di potere e occorre livellarla, educando all’autonomia. Dobbiamo inoltre chiedere un cambiamento agli uomini e cercare di non trasferire determinati stereotipi alle nuove generazioni. La rete inoltre è fondamentale per garantire”.
Spazio anche al Consorzio Sociale S10 Vallo di Diano, Tanagro e Alburni che ha spiegato l’iter che ha portato alla realizzazione del progetto legato al Centro Aretusa: “Dieci anni sono un traguardo – ha riferito il Direttore Antonio Florio – l’impegno nostro è continuare a garantire stabilità e risorse perchè ogni donna sappia che c’è una porta aperta“.
“La mia esperienza è abbastanza lunga e devo dire che avendo preso visione dei dati e l’idea che mi ero fatto è stata confermata – ha dichiarato il dottore Giuseppe Cacciapuoti, Procuratore del Tribunale di Lagonegro – anche in questo territorio il fenomeno è esteso. Sono ben 169 i procedimenti e numerose le misure. Il meccanismo di protezione è stato rafforzato con una serie di misure, come il Codice Rosso, con un sistema che funziona. Notevoli passi avanti sono stati fatti, ma il problema non si arresta perchè necessita non solo un’azione repressiva ma anche culturale. La rete affinchè funzioni deve avere un coordinamento e occasioni come queste servono a rafforzarla”.
Fondamentale anche il ruolo dell’Arma: “Si sta facendo un percorso per migliorare la nostra capacità di risposta, abbiamo una normativa e gli strumenti ma l’essere umano deve avere una preparazione ad accogliere le donne” ha sottolineato invece il Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Corinaldesi.
Tra le iniziative è stata ricordata appunto la Stanza d’Ascolto presente presso la Compagnia dei Carabinieri di Sala Consilina, dedicata alle donne vittime di violenza.
“Un punto di incontro, grazie a quella stanza riusciamo a collegarci a quella rete per intervenire – ha riferito il Capitano Veronica Pastori – Dietro il Codice Rosso c’è una storia, interi nuclei vengono coinvolti. Noi formiamo i nostri Carabinieri oltre a sostenere un dialogo con gli Enti. Quando si entra in una caserma si trova un luogo sicuro, può sembrare che non succeda niente ma c’è già un effetto perché le vittime smettono di essere sole. Quando si apre quella sala è il momento in cui si riceve aiuto in maniera corale”.
“Siamo una realtà nazionale – ha affermato la Responsabile del Centro, Katia Pafundi – 776 donne che si rivolgono a noi non sono poche ma sono la punta dell’iceberg. Ad oggi abbiamo svolto oltre 2mila colloqui, dopo il Covid abbiamo aperto la messaggistica whatsapp con 6.652 contatti. Nel nostro territorio, spesso, le vittime non hanno soldi, non possono muoversi. Siamo un presidio sociale in emergenza, abbiamo sostenuto 402 consulenze legali che in 10 anni sono tante, abbiamo raccontato alle donne i loro diritti. Ben 166 eventi che abbiamo svolto perchè siamo un gruppo di attiviste e 52 gli incontri con gli alunni”.


