
È un dibattito fervido quello che affronta la scottante tematica del “fine vita”, a cui oggi hanno contribuito il Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, Monsignor Antonio De Luca, e i medici dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla in occasione del convegno sull’Estetica del dolore e l’etica del fine vita.
Nell’aula magna i sanitari hanno raccontato le proprie esperienze mediche incontrate sulla via del dolore, che si differenzia per tipologie, ma che ha come unico rimedio il rispetto della dignità umana, tradotto in azioni che alleviano la sofferenza del malato.
Dopo i saluti del Direttore Sanitario Luigi Mandia sono intervenute le dottoresse Maria Luisa Landolfi ed Emilia Stabile, logopediste, il dottore Serafino Budetta, il dottore Maurizio Tenuta, il dottore Angelo Gallo, il dottore Clemente Brigante e l’avvocato Paolo Carrano. A moderare l’incontro Antonella Vertuccio con il coordinamento giornalistico di Rocco Colombo, Direttore editoriale di Ondanews.
L’incontro è stato promosso da don Tony Palma e don Pasquale, cappellano dell’ospedale di Sapri. “Siamo nudi davanti al dolore e alla sofferenza – ha ricordato don Tony -. Il cammino diocesano dice di metterci in ascolto di chi soffre”.
I Vescovi della Campania hanno infatti ribadito che curare vuol dire “prendersi cura” della persona, non solo della malattia. Affermare il valore della vita significa dire “sì” pieno e convinto alla cura, evitando ogni accanimento terapeutico o intervento sproporzionato.
Su questo aspetto ha fornito un esempio concreto il dottor Angelo Gallo, Primario U.O.C. Anestesia e Rianimazione. “Lenire o eliminare il dolore, anche addormentando il malato rappresentano pratiche che leniscono la sofferenza – ha ribadito -. Non pratichiamo accanimento terapeutico né l’abbandono, ma tuteliamo la dignità del paziente anche quando è colpito da una grave patologia. Non diciamo all’ammalato che sta morendo, ma informiamo i familiari sull’evoluzione della malattia. La persona ammalata ha il diritto sacrosanto di determinare la sua vita e la sua malattia perciò bisogna parlare del testamento biologico. Esso serve alla persona e ai sanitari che sapranno come trattare il paziente ed è utile anche per i familiari che a volte sono impossibilitati a decidere”.
Sul tema del fine vita è in corso un momento di dialettica tra la Conferenza episcopale italiana e la Regione Campania.
“Noi Vescovi chiediamo che la legge sul fine vita non sia affidata alle Regioni, ma che sia nazionale – ha chiarito Monsignor De Luca -. Di fronte alla sofferenza, al dolore, alla morte dobbiamo metterci in un atteggiamento di equidistanza perché riguardano il cuore della persona umana. Non si può affrontare l’argomento con un Sì o con un No netto alla legge, ma con il riscontro nella pratica concreta. ‘Ti devi rassegnare al dolore’ è una falsità. Una persona non può morire tra atroci sofferenze perciò è importante alimentare la cultura delle cure palliative. L‘hospice garantisce dignità a quel dolore. Noi Vescovi della Campania vorremmo non sostituirci alla decisione di coscienza delle persone”.
“Giustizia, libertà e capacità di autodeterminazione devono essere guidate dalla verità – ha detto in conclusione Monsignor De Luca -. Constatiamo che agli sportelli Caritas al secondo posto per numero arrivano le persone che economicamente non possono accedere alle cure mediche. La vita è un valore primario che merita rispetto e dignità”.




