
“Guardandomi indietro, mi rendo conto che ho sacrificato una parte importante della mia vita personale. Ero talmente concentrata sul costruirmi, sul dimostrare prima di tutto a me stessa che potevo farcela, che la professione ha finito per occupare quasi tutto lo spazio. Non lo considero necessariamente un errore, perché quella determinazione mi ha permesso di diventare ciò che sono. Ma oggi sento che è arrivato il momento di cercare un equilibrio diverso o leggermente diverso. E allora, se penso al futuro, sento di avere ancora una grande fame di vita e di futuro” Maria Antonietta Aquino – Confesercenti Vallo di Diano
- Prima dell’inizio della tua carriera professionale, qual è stata la prima lezione di vita che ti ha formato?
La prima lezione che ho imparato è che nulla arriva senza impegno. Sono partita da zero, ma ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me e mi hanno dato fiducia e a cui sarò sempre grata. Poi, però, quella fiducia devi dimostrare di meritarla ogni giorno.
Ho capito molto presto che per costruire qualcosa servono lavoro, determinazione e tanti sacrifici. Ci sono state rinunce che dall’esterno nessuno ha visto, ma che sono state fondamentali per diventare la donna e la professionista che sono oggi. La mia grande voglia di fare, però, qualche volta mi ha portato anche a commettere delle leggerezze. Per ingenuità ho dato fiducia troppo facilmente, pensando che tutti avessero il mio stesso modo di vivere il lavoro e i rapporti umani. Alcune esperienze mi hanno insegnato che entusiasmo, disponibilità e buona fede non sempre vengono ricambiati allo stesso modo. È questo che intendo quando dico che oggi sto cercando di essere più “corazzata”, non più dura o meno sensibile, ma più capace di proteggermi, di mettere dei confini e di non permettere alle delusioni o ai momenti duri di destabilizzarmi o almeno ci provo. Ora cerco di osservare di più, ascoltare e valutare le persone e le situazioni prima di affidarmi completamente. Non ho perso la capacità di fidarmi, né vorrei perderla; semplicemente oggi la fiducia non è più immediata, ma si costruisce nel tempo. Vorrei cercare di essere più consapevole.
- Spesso dall’esterno si vede solo il successo: qual è stato il momento di solitudine o di dubbio più grande che hai dovuto affrontare in silenzio?
Credo che i momenti più difficili siano stati quelli in cui tutti pensavano che fossi forte, mentre io dentro avevo mille dubbi e paure. Quando hai responsabilità, quando ci sono persone che si affidano a te, non sempre puoi permetterti di mostrare le tue fragilità. Ci sono state sere in cui mi sono chiesta: “Sto facendo la cosa giusta? Ne vale davvero la pena? Sono in grado di gestire tutto questo?”
Ci sono stati anche momenti in cui l’ansia e la paura mi facevano sentire fragile, quasi incapace di gestire quello che stava accadendo. Quando sei dentro una difficoltà, a volte il problema sembra occupare tutto lo spazio e diventa difficile vedere una via d’uscita. È proprio lì, però, che ho imparato una delle cose più importanti: anche dentro un male bisogna cercare di non perdersi d’animo e provare a trovare un bene. Non significa negare la paura o fingere di essere invincibili, ma attraversarla, accettare la propria fragilità e trovare dentro di sé la forza per trasformare anche un momento difficile in qualcosa che possa insegnarti, fortificarti e farti ripartire. Forse, guardandomi indietro, mi rendo conto che ho sacrificato una parte importante della mia vita personale. Ero talmente concentrata sul costruirmi, sul dimostrare prima di tutto a me stessa che potevo farcela, che la professione ha finito per occupare quasi tutto lo spazio. Non lo considero necessariamente un errore, perché quella determinazione mi ha permesso di diventare ciò che sono. Ma oggi sento che è arrivato il momento di cercare un equilibrio diverso o leggermente diverso.
- Quando la giornata finisce e sei sola a casa chi è la persona che ritrovi nello specchio?
Ritrovo Maria Antonietta. Non la professionista, non la presidente, non la persona che deve trovare una soluzione per tutti. Ritrovo semplicemente una donna con le sue fragilità, i suoi sogni, le sue paure e ancora una grandissima voglia di fare. Una donna che qualche volta è stanca, che si chiede se avrebbe potuto dedicare più spazio alla propria vita personale, ma che non rinnega il percorso fatto, anzi ne è innamorata. Oggi, però, nello specchio vedo anche una donna che vuole cominciare a pensare un po’ di più a sé stessa. Non voglio smettere di lavorare duro, progettare o inseguire nuovi obiettivi, perché quella voglia di fare è parte di me. Vorrei semplicemente che Maria Antonietta non coincidesse sempre e soltanto con la sua professione.
- Guarda queste opere, qual è quella che descrive meglio come ti senti in questo momento della tua vita e perché?
Oggi sceglierei La Danza di Matisse. È un’opera che mi trasmette movimento, energia, libertà e soprattutto vita. Le figure si tengono per mano e sembrano lasciarsi andare al ritmo, quasi a ricordarci che la vita non è fatta soltanto di traguardi da raggiungere, ma anche di relazioni, emozioni e momenti da vivere pienamente. È un’immagine che sento molto vicina alla fase che sto vivendo. Per tanti anni ho corso soprattutto per costruire, raggiungere obiettivi e dimostrare a me stessa che potevo farcela. Oggi quella voglia di fare è ancora fortissima, ma vorrei che avesse anche un ritmo diverso: continuare a correre verso nuovi traguardi, ma concedermi finalmente il tempo di vivere, emozionarmi e lasciarmi sorprendere. Mi piace pensare che questa fase della mia vita possa assomigliare proprio a quella danza: più libera, più condivisa, più aperta alle emozioni personali. Continuare ad avere obiettivi, continuare a costruire e a mettermi in gioco, ma senza dimenticare che non tutto deve essere programmato o conquistato. A volte bisogna anche lasciarsi sorprendere, affidarsi al ritmo delle cose e concedersi la possibilità di vivere ciò che arriva e cadere e rialzarsi perché siamo “umani”.
Forse è questo che oggi vedo in La Danza: la voglia di continuare a muovermi, ma non più soltanto per arrivare da qualche parte. Anche per sentire, condividere, sorridere e godermi il percorso. Continuare ad essere la donna determinata che sono sempre stata, ma imparando anche, ogni tanto, a lasciarmi andare e semplicemente danzare dentro la mia vita.
- Che cos’è per te la felicità?
Per molto tempo ho pensato che la felicità fosse raggiungere un obiettivo. Poi raggiungi quell’obiettivo e subito ne arriva un altro. Forse per anni sono stata talmente concentrata sul costruire la mia strada che ho messo in secondo piano una parte della mia vita personale. Oggi non voglio rinunciare alla mia ambizione e alla mia voglia di fare che sono vitali e perché fanno parte di me, ma vorrei imparare a dedicare più tempo anche a Maria Antonietta, alla donna e non soltanto alla professionista.
Oggi penso che la felicità sia stare bene con le persone che ami, sentirti libera, avere accanto persone sincere, viaggiare, ridere, condividere e riuscire ogni tanto a fermarti senza sentirti in colpa. Ho ancora tanti progetti, tanta energia e soprattutto tanta voglia di fare. Quella non è cambiata e credo non cambierà MAI perché è parte di me. Ma oggi sento che si sta aprendo una fase nuova: voglio continuare a costruire il mio futuro con la stessa determinazione di sempre, concedendomi però anche il diritto di viverlo, di emozionarmi, di dedicare tempo alle persone che amo e di lasciare spazio anche a ciò che non si può programmare. Non voglio smettere di correre verso i miei sogni; voglio semplicemente imparare a portarci dentro anche la mia vita. Perché forse la sfida più bella che mi aspetta non è dimostrare ancora quanto posso fare, ma scoprire quanto posso essere felice senza rinunciare a ciò che sono. E allora, se penso al futuro, sento di avere ancora una grande fame di vita e di futuro. Ho fame di nuovi progetti, di sfide, di cose da costruire, di persone da incontrare, di luoghi da conoscere e di emozioni ancora da vivere. Non sento affatto di essere arrivata: dentro di me c’è ancora quella curiosità che mi porta a chiedermi ogni giorno quale possa essere il prossimo passo, la prossima idea, la prossima possibilità.
Ma forse oggi voglio vivere tutto questo in maniera diversa: con la stessa energia e la stessa determinazione, ma con un po’ più di leggerezza. Continuare a dare tanto al lavoro, ai progetti e alle persone in cui credo, senza dimenticare che nella vita c’è spazio anche per me, per i miei affetti e per quelle emozioni che non hanno bisogno di un obiettivo per avere valore.


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