
“La sentenza del Tar Campania, dal punto di vista del metodo, interviene su un tecnicismo, laddove si ritiene di non dover cassare la delibera di Giunta regionale Campania n. 418 del 23/6/2025 di chiusura del Punto Nascita di Sapri. La si ritiene amministrativamente non immotivata, in quanto fonda il presupposto sul dictat dei Ministeri della Salute e del MEF di chiusura dei Punti Nascita in deroga, come condizione sine qua non per uscire dal piano di rientro”.
E’ quanto scrive Massimiliano Voza, coordinatore Medici e Dirigenti SSN FP CGIL ASL Salerno, dopo l’assemblea pubblica al Comune di Sapri.
“E’ sicuramente discutibile nel merito. Fanno bene, quindi, i territori a percorrere gli altri gradi di giudizio – continua – In quanto, poggia sulla errata motivazione della ‘totale assenza di disagio oro-geografico’ e perché si ascrive ‘il basso volume di attività alla scarsa fidelizzazione della popolazione residente’. Non si capisce, invero, quali carte geografiche neghino il disagio geografico e quali dati ha a disposizione il Tar per evincere che non vi sia un problema demografico, ma la fuga delle partorienti verso altri punti nascita! Tuttavia, queste considerazioni tirano in ballo di nuovo la politica. La Regione deve far valere l’motivazioni della legge regionale 11 del 22/7/2025, che classificano l’area del Golfo di Policastro come area disagiata e quindi meritevole di servizi in deroga. Legge che la sentenza del Tar non ha preso in considerazione in quanto postuma rispetto alla delibera di giunta portata in giudizio, ma che porta innovazioni politicamente attualizzabili”.
“Ma questo non basta, stante le condizioni demografiche, per rendere veramente attrattivo il punto nascita. La regione deve indicare all’Asl Salerno di potenziare il personale (ginecologi, infermieri e ostetriche); instaurare la partoanalgesia – la cui assenza è il vero fattore di fuga delle partorienti da tutta l’Asl Salerno! – in cerca di condizione di sollievo del dolore peri partum; ristabilire la guardia radiologica notturna che è questo sì, ‘un fattore di scarsa fidelizzazione della popolazione residente in generale’. Ma in particolare delle partorienti che non possono essere sottoposte a raggi X, ma solo ad ecografia, impossibile da seguire senza Radiologo di turno. Ciò, in attesa che il Comitato Percorso Nascita Nazionale, prenda in considerazione i nuovi tassi di natalità in rapporto alle condizioni oro geografiche” conclude.
Sulla questione è intervenuto anche la Cisl salernitana che sostiene che “la chiusura del Punto Nascita non significa la cancellazione della presenza ostetrico-ginecologica a Sapri. Il tema, piuttosto, è costruire attorno alla nuova organizzazione una rete realmente funzionante: continuità assistenziale, gestione delle emergenze, percorsi certi per le urgenze, tempi di trasferimento compatibili con la sicurezza delle persone, integrazione con gli altri presidi e con la sanità territoriale. Non basta decidere cosa cambia; bisogna progettare con precisione ciò che viene dopo. E questo riguarda innanzitutto le persone che nella sanità lavorano ogni giorno. Le difficoltà di organico segnalate negli ultimi mesi e i diversi atti con cui l’Asl Salerno ha continuato a ricercare professionalità mediche, anche nell’area ostetrico-ginecologica e pediatrica, raccontano una questione che non può essere separata dalla qualità dei servizi. Anche il recente avviso interno dell’Asl per la responsabilità della struttura semplice dipartimentale di Pediatria di Sapri conferma quanto sia ancora aperta la partita organizzativa e professionale del presidio. Una sanità di prossimità non si costruisce soltanto con nuovi modelli organizzativi sulla carta. Ha bisogno di professionisti, organici adeguati, condizioni di lavoro sostenibili, competenze valorizzate e capacità di attrarre e trattenere medici, infermieri, ostetriche e personale sanitario. La qualità dell’assistenza e la qualità del lavoro sono due facce della stessa politica sanitaria”
È dentro questa visione che Cisl Salerno, Fp Cisl e Cisl Medici costruiscono una linea comune sulla sanità del territorio: “Non una somma di posizioni settoriali e neppure una divisione di compiti, ma una politica confederale nella quale rappresentanze e competenze diverse stanno sullo stesso piano e concorrono alla stessa idea di servizio pubblico. La Fp Cisl e la Cisl Medici partecipano, insieme alla Confederazione, alla costruzione di una politica sanitaria che tiene unite la dimensione del lavoro, delle professionalità, dell’organizzazione dei servizi e della sicurezza delle cure con il diritto alla salute, la coesione territoriale e la responsabilità verso le comunità. È questo il punto politico: la sanità non può essere letta separando chi cura, chi organizza i servizi e chi vive quotidianamente le conseguenze delle scelte. La politica sanitaria deve ricomporre queste dimensioni e trasformarle in una strategia territoriale. Per Sapri significa, oggi, passare dalla discussione sulla chiusura del Punto Nascita alla definizione concreta del nuovo assetto. Regione e Asl devono rendere chiaro il progetto: quali servizi resteranno, con quali risorse, con quali organici, attraverso quali percorsi di emergenza e trasferimento, con quali tempi e responsabilità. La riorganizzazione deve essere verificabile nei suoi risultati e deve garantire che la riduzione di un servizio non produca un arretramento complessivo dell’assistenza. Questo è ancora più importante nelle aree interne, dove ogni riduzione della rete sanitaria rischia di amplificare disuguaglianze già esistenti. La distanza dai grandi centri, la viabilità, l’età della popolazione e le difficoltà di reperimento delle professionalità rendono questi territori diversi da quelli maggiormente serviti e impongono una programmazione specifica”.


