
Caldo, siccità e aumento dei costi mettono sotto pressione le aziende agricole, con conseguenze che iniziano a riflettersi anche sulla disponibilità di alcuni prodotti sugli scaffali della grande distribuzione.
“Gli scaffali che iniziano a svuotarsi – sottolinea Stefano Di Marzo, commissario di CIA Campania – sono il sintomo di un problema che nasce molto prima, nei campi. Se produrre non conviene più, il cibo comincerà a scarseggiare. Non possiamo aspettare che l’emergenza arrivi al consumatore per intervenire”.
Le associaizoni che operano a tutela degli agricoltori si impegnano per difendere il reddito degli agricoltori, ovvero la capacità produttiva del territorio e la sicurezza alimentare. “Servono interventi concreti sui costi di produzione, sulla gestione della risorsa idrica e sugli investimenti necessari per consentire alle imprese di continuare a produrre” fanno sapere da CIA.
La combinazione del caldo prolungato e la scarsità di acqua provocano forte stress alle colture, aumentano il fabbisogno di irrigazione e fanno crescere gli scarti che in alcune produzioni arrivano anche al 20-30%. A questo si aggiungono i costi di gasolio, energia, fertilizzanti e mezzi tecnici, che incidono sempre di più sui bilanci delle aziende.
“L’agricoltore – aggiungono dalla CIA – si trova a produrre in condizioni sempre più difficili, senza avere sempre la possibilità di recuperare sul mercato l’aumento dei costi. Se questa situazione continua, alcune aziende potrebbero essere costrette a ridurre le superfici coltivate o rinunciare alle produzioni più onerose”.
Le associazioni di categoria chiedono di rafforzare le politiche a sostegno delle imprese, con particolare attenzione alla risorsa idrica, alle infrastrutture irrigue, ai costi energetici e dei mezzi tecnici e agli strumenti di gestione del rischio, sostenendo gli investimenti necessari per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.
“Non possiamo intervenire sull’agricoltura soltanto quando arriva l’emergenza – conclude Di Marzo -. Occorre una strategia che dia certezze a chi produce e che riconosca all’agricoltura un ruolo centrale nella sicurezza alimentare del Paese”.


