
Ieri sera a Valle dell’Angelo, nel Cilento interno, si è tenuto un interessante confronto che ha avuto come protagonista la cosiddetta “famiglia nel bosco”, Catherine e Nathan Trevallion Birmingham balzati all’onore della cronaca nazionale per la scelta di vivere in totale simbiosi con la natura assieme ai loro figli. L’integralismo praticato è andato però a scontrarsi con le regole della legislazione italiana in materia di tutela dei minori, pertanto i loro tre figli si trovano attualmente in una casa famiglia.
“La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco” è il titolo del libro scritto da Catherine che, come lei stesso ha affermato, “è solo una piccola parte della mia esperienza di vita, del mio studio sul benessere dell’uomo”.
“Noi tutti veniamo dall’amore e all’amore torneremo. Sono certa che riusciremo ad innalzarci al di sopra dei tempi bui per tornare ad una nuova alba”, così scrive nel libro, fiduciosa di poter riabbracciare presto i suoi figli.
In piazza Canonico Iannuzzi, Catherine ha letto i suoi pensieri scritti in inglese per non rischiare di semplificare l’argomento poiché ci tiene a diffondere il suo messaggio di amore. La sua argomentazione ruota attorno all’idea che ognuno ha dentro di sé la propria verità che bisogna assecondare. Partendo dalla sua esperienza di vita, offre pungoli di riflessione senza avere la pretesa di trovarsi dalla parte della ragione.
“Ho viaggiato in molti anni e per tutto il mondo, dall’Australia, alla Germania, al Giappone – ha esordito – Ogni volta che cercavo di trovare un senso al di fuori di me, la vita interveniva sempre: ho dovuto accettare me stessa e imparare a vivere questa vita umana. Quando ho incontrato la mia verità, l’ho accolta senza giudicarla e l’ho donata al mio compagno di vita e ai miei splendidi figli”.
In pieno stile neo rurale, Catherine segue il ritmo della natura e prende ad esempio i comportamenti animali. Si definisce un’addestratrice di cavalli: “I cavalli mi hanno insegnato a dominare me stessa. Grazie ad essi ho compreso il rispetto, i limiti e la fiducia. Sono stati i miei amici e i miei guaritori. Il rapporto con loro mi ha aiutato a vivere in armonia con gli altri, perché quando ero nervosa anche i cavalli lo erano, così ho capito quanto fosse importante l’energia che ciascuno trasmette”.
Ad un certo punto l’esperienza lavorativa con gli equini termina e Catherine ha riferito che “quando li ho persi ho pensato di aver perso me stessa, ma invece in quel momento i loro insegnamenti mi hanno fatto forte. Ai miei figli ho cercato di insegnare questo: nutrire la verità dei nostri figli, senza ostacolarla. Insieme a Nathan, abbiamo permesso loro di connettersi con la propria verità, senza sistemi di punizione e ricompensa. D’altronde ho visto nei miei nipoti l’effetto che le lodi, i regali hanno causato. Il messaggio del libro è che ogni lettore possa trovare la propria strada senza cercare l’approvazione del prossimo. Solo così conosciamo la libertà che nessuno potrà mai toglierci”.
“Un fiore non compete mai con un altro fiore, gli animali vivono in un flusso di energia e vita in cui ogni singolo individuo non è nulla senza il tutto – ha proseguito la signora Trevallion Birmingham -. Esiste un diritto naturale di vivere e l’energia che lo alimenta: questo è l’amore. L’amore per la famiglia, il lavoro, la natura e per il potenziale di vivere in armonia con gli altri, così come fa la natura. Il nostro stile di vita non può essere condiviso da tutti, ma l’auspicio contenuto nel libro è che ciascuno abbia fiducia di fare la scelta a cui è chiamato”.
Hanno contribuito al dibattito Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte della famiglia, Salvatore Iannuzzi, neuropsichiatra infantile e sindaco di Valle dell’Angelo e da remoto Simone Pillon, avvocato e legale della famiglia. A moderare la serata Vincenzo Rubano, giornalista Mediaset, che ha seguito la vicenda della famiglia nel bosco per il programma “Dentro La Notizia”.
Le competenze dei relatori hanno offerto una riflessione sulla educazione più consona da impartire ai bambini. “Abbiamo sempre predicato l’idea che il luogo ideale per i bambini sia la piccola comunità. L’infanzia tecnologica e l’ultra urbanizzazione, l’assenza della scoperta e del gioco libero sono oramai lo scenario italiano – ha commentato il sindaco-. Il problema non è curare il disagio dell’infanzia, ma capire da dove si origina. Il grido d’allarme è nazionale: la famiglia nel bosco è un’evidenza che ci deve spingere a riflettere sulla condizione di vita che riserviamo ai nostri bambini”.
Lo psichiatra Cantelmi, raccogliendo le provocazioni del giornalista, ha ricordato che i figli di Catherine e Nathan “hanno vissuto secondo il ciclo della natura, ma non fuori dal mondo. Infatti, il sabato usavano internet, si connettevano con i parenti in Australia e socializzavano con altri bimbi di famiglie neorurali”.
La vicenda della “famiglia nel bosco” ha interessato tutte le istituzioni italiane, arrivando addirittura al Papa. L’avvocato Pillon ha riferito che il Pontefice Leone XIV ha “assicurato le preghiere alla famiglia”.



