
– Lettera aperta alla redazione di Franco Iorio –
Per conquistare l’unità furono combattute tre guerre d’indipendenza contro gli occupanti stranieri e una serie di moti rivoluzionari a iniziare dal 1820. Il Risorgimento portò all’indipendenza e all’unità d’Italia, con le idee liberali e il sentimento di unità nazionale. Fu un processo complicato per vari motivi e l’unità del Paese ha sempre avuto elementi di fragilità alla base. La nostra è stata ed è tuttora una democrazia cagionevole, ma oggi viaggia addirittura su un crinale estremamente pericoloso.
La misura dello sfascio dello Stato unitario ci viene offerta da questo Governo sul piatto d’argento del disegno di legge di Autonomia Differenziata, come relazionato dal leghista Roberto Calderoli e approvato dal Senato il 23 gennaio scorso. E’ iniziata così la divisione del Paese. Con questa legge le Regioni diventano Stati, quindi non esisterà più lo Stato unitario italiano ma ci saranno Regioni che potranno rivendicare quelle 23 materie previste all’art. 116 della Costituzione, tra cui Salute, Istruzione, Ambiente, Energia. E in quelle 23 materie ci sono 500 funzioni che non avrà più lo Stato e che avranno le Regioni che le vorranno.
Chiariamo: per “Autonomia Differenziata” si vuole intendere un principio che prevede la possibilità per le Regioni di acquisire una maggiore autonomia legislativa e amministrativa rispetto al Governo centrale. Dunque una Regione può gestire in modo indipendente determinate competenze e settori. L’obiettivo è quello di commisurare l’amministrazione alle diversità territoriali e alle esigenze locali. Ma è del tutto evidente che le esistenti disuguaglianze tra le Regioni vanno a ricadere negativamente sull’unità del Paese.
E dire che la Giorgia Meloni voleva addirittura abolire le Regioni nel 2014: negli atti del Parlamento è leggibile ancora la sua proposta di riforma costituzionale! Oggi le vuole trasformare in Stati. E’ incoerenza? Ma no, è baratto, permuta, scambio tra mercanti: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. La Giorgia Meloni si prende il premierato onnipotente; la Lega si prende l’autonomia differenziata ovvero la secessione; Forza Italia si prende la vittoria sulla magistratura e i magistrati oltre al codice penale.
Altro che nazionalisti e sovranisti, è lo sfascio dello Stato unitario. Con l’Autonomia Differenziata sparisce il servizio sanitario nazionale, perché una Regione potrà privatizzare tutta la sanità; sparisce la scuola pubblica nazionale, perché i programmi saranno decisi dagli assessori regionali. I professori verranno selezionati con concorsi regionali e non più nazionali. Senza parlare delle infrastrutture energetiche che saranno decise Regione per Regione. La decentralizzazione del potere statale non semplifica assolutamente le procedure, anzi accentua indubbiamente le diseguaglianze territoriali. Ogni Regione avrà il potere di decidere autonomamente su questioni come l’istruzione, la fiscalità e vari aspetti del mondo del lavoro. Per tali motivi, una Regione potrebbe concordare con lo Stato, ad esempio, di mantenere per sé l’intero gettito fiscale. Insomma una Regione potrebbe anche stabilire regole diverse per l’accesso alle graduatorie dei docenti e del personale ATA.
In sintesi, tutte le opzioni sono possibili anche per quanto riguarda le professioni e l’accesso ai concorsi pubblici a livello territoriale. Ma è chiaro che le Regioni più povere, ossia quelle del Sud, resteranno sempre indietro e così verrà meno il principio economico “solidaristico” alla base dell’unità del nostro Paese. Perché l’assegnazione di funzioni relative a condizioni di autonomia è subordinata alla determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) circa i servizi che devono essere garantiti in tutte le Regioni. Ma i LEP saranno determinati tra qualche anno e siccome nel disegno di legge approvato è ribadito più volte che non ci sono risorse economiche e che il Governo non interverrà in alcun modo in favore di Regioni prive di mezzi economici, come si muoverà il Sud? Forse non a tutti i parlamentari è chiaro che i LEP saranno definiti considerando una valutazione della spesa storica dello Stato in ciascuna Regione nell’ultimo triennio.
Ecco, mi auguro di aver reso comprensibile questa sfida mortale all’unità dell’Italia e alla dignità e uguaglianza di noi meridionali. La gente tutta lo deve sapere e capire, perché la differenza a vantaggio del Nord penalizza in ogni settore il Meridione e il gap resterà per sempre. L’Autonomia Differenziata peserà come una maledizione per noi se si pensi all’esodo dei giovani, ragazze e ragazzi, energie, cervelli, fior di diplomi e di laurea costretti a cercare lavoro e futuro nell’Italia settentrionale.
Sarà uno spopolamento che dividerà le famiglie, stravolgerà tradizioni, sottrarrà risorse, impoverirà ancor più il Sud. Senza ritorno, senza speranza, quando l’autonomia rafforzata ci farà sprofondare tra gli ultimi degli ultimi d’Europa.
– Franco Iorio –


