Dall’inizio della pandemia ad oggi la ricerca di anticorpi Anti SARS-CoV-2 ha assunto significati sempre diversi.

Inizialmente i test sierologici con dosaggio degli anticorpi sia IgG che IgM venivano richiesti per verificare un’eventuale infezione in corso o dopo il superamento della malattia per verificare l’eventuale copertura anticorpale. Con l’avvio della campagna vaccinale le metodiche per la rilevazione delle IgG si sono così affinate che dopo 15-20 giorni dalla somministrazione del vaccino è possibile ricercare ed evidenziare la presenza di anticorpi specifici prodotti dal sistema immunitario. Il virus SARS-CoV-2 ha diversi siti in grado di provocare una risposta anticorpale: le glicoproteine S (Proteina Spike), proteine di membrana M e le proteine di nucleocapside N. La maggior parte dei soggetti infettati dal virus responsabile del Covid-19 sviluppa anticorpi specifici contro queste proteine virali e da un punto di vista diagnostico  particolarmente rilevanti sono quelli diretti contro la proteina Spike e la proteina N.

La proteina Spike rappresenta la “chiave” che permette l’accesso del virus alle cellule dell’organismo causando infezione. Il sistema immunitario con l’attivazione dei linfociti B risponde all’infezione con la produzione di anticorpi neutralizzanti (risposta immunitaria umorale) in grado di legarsi in modo specifico alla proteina spike e contrastando il virus neutralizzandone la capacità infettiva. La somministrazione del vaccino determina la produzione dei soli anticorpi anti proteina Spike pertanto il dosaggio degli anticorpi IgG anti Spike è indicato soprattutto per la verifica ed il monitoraggio dell’efficacia vaccinale.

Tale test diagnostico può dare esito positivo (con dosaggio IgG superiore al valore di riferimento) indicando una protezione da un punto di vista immunitario del soggetto avuta grazie alla somministrazione vaccinale o in seguito ad una reale infezione passata e quindi un contatto con il virus. Contrariamente un esito negativo indica che il soggetto non è mai venuto a contatto con il virus nè è stato mai vaccinato oppure come avviene in alcuni casi non sviluppa immunità.

Poichè i vaccini attualmente in uso in Italia inducono la produzione di soli anticorpi anti Spike, il test non è utile per valutare se un soggetto vaccinato è venuto in contatto con il virus.

A tale scopo assume particolare importanza il dosaggio degli anticorpi anti proteina N. Questi anticorpi sono in grado di riconoscere il nucleocapside N, vengono infatti prodotti solo in seguito all’infezione naturale. I vaccini non espongono al sistema immunitario altre strutture proteiche del virus come, appunto, il nucleocapside oltre alla proteina Spike. Pertanto il dosaggio anticorpi anti N con esito positivo conferma una precedente infezione naturale, a differenza di un esito negativo che va ad escludere un qualsiasi contatto con il virus.

Il tema della durata dell’immunità data dagli anticorpi resta tuttora uno dei più discussi a livelli scientifico ma ad oggi non vi è ancora alcuna risposta definitiva. Tuttavia alcuni recenti studi hanno dimostrato che sebbene la persistenza degli anticorpi diminuisca nel corso dei mesi, la memoria immunologica da parte dei linfociti B e T sembri perdurare più a lungo nel tempo, probabilmente fino ad alcuni mesi dopo l’infezione.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il Centro Analisi Biochimica, con sede a Padula, Battipaglia ed Atena Lucana, ai numeri 0975/74208 o 373/7832999

– I biologi del Centro Analisi Biochimica –   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.