La volontà di cambiare – Lettera di Franco Iorio





































volontà di cambiareLa volontà di cambiare

Lettera aperta agli europarlamentari della circoscrizione Sud

“Stiamo scrivendo pagine nuove e abbiamo finalmente sollevato lo sguardo verso il futuro” dice Pina Picierno, seconda solo a Gianni Pittella, rivendicando la battaglia per il Sud che andrà a combattere a Bruxelles. A lei e ai sedici colleghi de circoscrizione Sud indirizzo queste mia riflessione, certo di un ritorno di attenzione. Premesso che l’Europa e anche il più piccolo dei nostri Comuni mai sono stati così vicini, abbiamo conosciuto il cosiddetto “Patto di Stabilità” catalogandolo tra le cose necessarie per far quadrare i conti. Però l’abbiamo anche associato ad un meccanismo burocratico complicato che costringe le pubbliche amministrazioni a tagliare le spese, quindi i servizi, e ad aumentare le entrate. Come dire che non si può fare molto a causa del Patto di Stabilità.









A livello legislativo e ancora più a livello comunicativo il messaggio che è passato, in questi anni, vede il Patto di Stabilità imposto dall’Unione Europea.

L’equivoco, che parecchi evitano di spiegare perché fa comodo addebitare i paradossi italiani all’Unione Europea, nasce da un’omonimia cavalcata ad arte: esistono due Patti di Stabilità.

C’è, infatti, il “Patto di Stabilità” legato all’Unione Europea che contiene degli obiettivi, difficili da raggiungere ma semplici da spiegare: i vincoli europei prevedono che il rapporto debito/PIL sia sotto il 60% e il rapporto deficit/PIL sia sotto il 3%.

E c’è un secondo Patto: “Il Patto di Stabilità Interno”, che invece è un meccanismo economico e burocratico inventato nel 2002 dal legislatore e dai tecnici contabili italiani per far quadrare i conti della Pubblica Amministrazione.

Non esiste nessuna norma europea che imponga il modo in cui le diverse pubbliche amministrazioni debbano comportarsi per garantire i saldi di finanza pubblica.

In Italia si è fatta la scelta, illogica, di imporre degli obiettivi di Patto anche agli Enti che, per loro natura, non possono produrre deficit come i Comuni e le Province.

Le attuali norme sul Patto di Stabilità Interno impongono di prevedere, ogni anno, il miglioramento dei saldi, il che obbliga i Comuni a produrre avanzi di amministrazione. Tali avanzi di amministrazione diventano delle somme virtuali e inutilizzabili.

Orbene, a cosa serve far produrre questi avanzi se poi dette risorse non possono essere utilizzate? Ahttp://l-isola-di-lolla.blogautore.repubblica.it/files/2014/02/scrivere-al-pc.jpgnche in questo caso la risposta è semplice: lo Stato di fatto ha usato e usa quella liquidità attraverso la Tesoreria Unica, per pagare stipendi e pensioni.

Si tratta di un paradosso tutto nostrano: si obbligano i Sindaci ad aumentare la pressione fiscale, a tagliare i servizi e a ritardare i pagamenti al fine di accumulare liquidità che poi è usata dallo Stato.

Dodici anni di Patto di Stabilità Interno hanno creato una situazione di squilibrio difficilmente risolvibile: da un lato i Comuni che giustamente, prima o poi, pretenderanno di poter spendere i propri avanzi di amministrazione e dall’altro lo Stato che quei soldi li ha già spesi.

Occorrono allora trovare adeguate soluzioni.

Innanzitutto cambiare il nome al Patto di Stabilità Interno per evitare l’equivoco che possa essere confuso con quello previsto dall’Unione Europea. Potrebbe essere chiamato “Patto di Convergenza” e così si eviterebbe anche di dare un facile alibi alle forze politiche antieuropeiste che spesso addebitano all’Europa i paradossi creati dal nostro “Patto di stabilità interno”.

In secondo luogo si potrebbe pensare un Patto di Convergenza meritocratico che non metta tutti i Comuni sullo stesso piano, obbligando sia quelli virtuosi sia i non virtuosi a ridurre la spesa e i saldi, ma imponendo dei limiti e l’obbligo alla contrazione delle spese solo per gli enti che hanno una spesa storica superiore al proprio fabbisogno standard.

on occorre essere del mestiere per capire quanta energia positiva potrebbero generare i Comuni se fossero liberati da questo assurdo vincolo e se si modificasse almeno in parte tale meccanismo.

A giugno verranno pubblicati i fabbisogni standard di tutti i Comuni: si tratta di una novità importante e fondamentale per iniziare a distribuire in modo più equo le risorse e per rendere più meritocratico i sacrifici della “spending review” e del Patto di Stabilità Interno. Coraggio, dimostrate che non è vero che “la fiducia è la madre della disattenzione”.

– Franco Iorio –


 



































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