Durante l’emergenza Covid si è verificato un drammatico aumento delle violenze domestiche.

A testimoniarlo è il rapporto Istat che ha reso noto l’aumento, nel 2020, delle chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking. Una situazione determinata soprattutto dalla convivenza forzata tra vittima e carnefice durante il lockdown e che ha contribuito all’aggravarsi di una situazione già molto preoccupante. Un’emergenza, dunque, non solo pandemica ma anche sociale.

Un trend negativo nazionale che si ripercuote anche a livello locale, come ci racconta Katia Pafundi, Responsabile del Centro Antiviolenza Aretusa di Atena Lucana.

  • Dottoressa, secondo il rapporto Istat, nel 2020 le chiamate al 1522 sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019. Qual è la situazione nel Vallo di Diano all’indomani della pandemia?

Il momento della pandemia ha rappresentato per tutti i servizi che offrono un sostegno alle donne e minori vittime di violenza un momento molto importante e delicato in quanto ci si è subito rese conto che la convivenza forzata con i maltrattanti avrebbe rappresentato per le donne una maggiore difficoltà di potersi rivolgere a tali servizi. Per questo motivo, il Centro Aretusa si è subito dotato di tutti gli strumenti informatici necessari per poter continuare a garantire sostegno alle donne già accolte e rispondere alle richieste delle nuove donne che anche nel Vallo di Diano sono leggermente diminuite nei periodi in cui le restrizioni da Covid-19 sono diventate più elevate e ha registrato un aumento dei contatti nel momento in cui le restrizioni diminuivano, segno questo che la convivenza forzata con il maltrattante ha realmente rappresentato per donne e minori un momento di estrema difficoltà.

  • Quante chiamate ha ricevuto il Centro nell’ultimo anno?

Nel corso del 2020 il Centro ha ricevuto circa 1230 telefonate e sostenuto 100 nuove donne, oltre a quelle che avevano già in essere un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Le richieste sono state varie e giunte anche da diverse zone d’Italia, complice appunto anche il fatto che a causa della pandemia molti servizi rivolti alle donne fossero chiusi o meno reperibili. Il centro Aretusa è stato sempre reperibile attraverso il numero verde h24 800-143300, attivando inoltre, come già detto, vari servizi di messagistica istantanea per permettere anche alle donne che non potessero telefonare, di poterci contattare.

  • Secondo lei i numeri crescono perchè le donne denunciano di più oppure è cresciuta la violenza?

La violenza contro le donne è un fenomeno storico culturale profondamente radicato da secoli, tuttavia negli ultimi anni, complice l’introduzione di nuove leggi a tutela delle donne e dei minori, l’aumento dei Centri antiviolenza intesi come luoghi che accolgono e sostengono le donne nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, una maggiore attenzione al fenomeno, stanno sicuramente rispetto al passato, permettendo a più donne di poter chiedere aiuto e denunciare. Tuttavia il percorso è ancora molto lungo, passa attraverso una educazione libera dagli stereotipi che parta sin dall’infanzia, da una corretta applicazione delle leggi che esistono e sono adeguate ma non sempre applicate con rigore e una maggiore tutela anche del welfare e dell’occupazione femminile.

  • Quali sono state le tipologie di maltrattamento subite dalle donne sui partner?

Le forme di maltrattamento contro le donne sono molteplici, le più evidenti sono quelle fisiche che generalmente lasciano delle ferite, ma ve ne sono altre più subdole probabilmente e meno visibili, ma allo stesso modo dolorose e gravi, quali quelle psicologiche (penso alle offese, alla svalorizzazione della donna e della sua autostima), quelle economiche (mancato versamento dell’assegno di mantenimento, costrizione a lasciare il lavoro), a quella sessuale, sebbene si tenda a pensare che tra due partener questa non esiste, è violenza sessuale ogni rapporto non desiderato anche dalla donna o talvolta da lei subìto per paura di ritorsioni. Poi lo stalking che pone le donne in uno stato di paura costante e le costringe a cambiare le loro abitudini.

  • Particolare grave è il fenomeno delle violenze assistite. Si registrano casi di bambini che assistono alle violenze?

Quando si parla di violenza domestica si deve fare riferimento anche alla violenza assistita o diretta sui minori in quanto questa spesso avviene in loro presenza o comunque nel loro campo percettivo o ancora anche se non sono presenti possono comunque sentirne gli effetti. Per tale motivo l’associazione Differenza Donna, che gestisce il Centro Aretusa, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia, sta portando avanti il progetto ‘Dammi la Mano’ per contrastare e far emergere la violenza maschile contro donne e minori e garantire l’accoglienza adeguata e il sostegno ai bambini e alle bambine vittime di violenza assistita e agli orfani e alle orfane di femminicidio nell’area geografica delle Regioni Lazio e Campania.

  • La lontananza fisica tra l’operatrice e la donna, sicuramente, ha aggravato ulteriormente le difficoltà di comunicazione. Come è stato il vostro percorso negli ultimi mesi?

Per le operatrici che sostengono le donne e per le donne stesse che vengono accolte, la presenza fisica, la possibilità di guardarsi negli occhi è fondamentale, tuttavia nel periodo marzo-aprile 2020 anche il centro Aretusa ha avuto una chiusura fisica, che non ha permesso di svolgere i colloqui in presenza ma che è stata affrontata tramite l’utilizzo di piattaforme telematiche che hanno permesso di effettuare i colloqui di sostegno in videochiamata e tramite l’incremento delle telefonate e della messagistica che hanno garantito sempre la presenza e il sostegno costante delle operatrici. Successivamente si è riaperta la possibilità si sostenere le donne in presenza sempre nel rispetto di tutte le normative igienico sanitare previste dai DPCM in vigore.

  • Avete constatato una nuova consapevolezza nelle donne vittime di violenze? Ci sono dei “ripensamenti”?

Il Centro Antiviolenza rappresenta per le donne un luogo in cui essere ascoltate, conoscere i propri diritti e acquisire consapevolezza e autodeterminazione, dove ogni donna può ricevere sostegno nel rispetto dei suoi tempi e della sua esclusiva volontà, per questo motivo non vi sono per le donne che si rivolgono a noi delle scelte da fare necessariamente o dei percorsi prestabiliti da seguire ma ogni donna elabora il suo personale percorso di fuoriuscita dalla violenza insieme alle operatrici. Per tale motivo non è opportuno parlare di ripensamenti, mentre sicuramente le donne acquisiscono delle nuove consapevolezze. Può tuttavia accadere che il percorso di fuoriuscita della violenza incontri degli ostacoli, quali la difficoltà di raggiungere una propria autonomia o la lunghezza del percorso giudiziario così come la difficoltà che il proprio vissuto di maltrattamento venga riconosciuto da alcune istituzioni, e questo sicuramente può determinare nelle donne una sensazione di sfiducia.

  • Qual è il primo supporto che una donna trova nel vostro Centro?

Il primo contatto con il Centro avviene in genere telefonicamente e in questo caso viene effettuata dalle operatrici una prima valutazione del rischio di recidiva per comprendere la situazione in cui si trova la donna. Si procede poi nella maggior parte dei casi nel concordare un primo colloquio di sostegno. Successivamente con lei si struttura il percorso di fuoriuscita dalla violenza fornendole, laddove ve ne sia la necessità, anche assistenza legale e ciò che possa aiutarla nel suo percorso di autodeterminazione.

  • Quante denunciano alla fine?

La denuncia rappresenta sicuramente un momento fondamentale nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, e uno strumento estremamente utile. Possiamo affermare che nella maggior parte dei casi le donne scelgono di denunciare, cercando sempre di rispettare i propri tempi.

  • Qual è il suo appello?

Quello che risulta essere fondamentale nel contrasto alla violenza di genere è la possibilità per le donne di poter accedere a dei servizi specializzati che garantiscano loro sostegno nel percorso di fuoriuscita dalla violenza. Per fare ciò occorre che vi sia una costante attenzione e cura di questi servizi affinchè le donne possano avere la garanzia di trovare un luogo in cui essere ascoltate, credute e non essere lasciate sole.  I Centri Antiviolenza sono i luoghi per eccellenza in cui poter raccontare l’indicibile e riuscire ad elaborare le violenze vissute, riconoscere le responsabilità a chi ha commesso i reati di maltrattamento. Inoltre il costante lavoro in rete permette la costruzione di progetti individualizzati di fuoriuscita dalla violenza che permettano la tutela dei diritti delle donne e di figli e delle figlie.

 

Le operatrici del Centro Aretusa di Atena Lucana sono reperibili h24. E’ possibile telefonare allo 0975/1966166 (9.30/13.30 e 14.30/19 dal lunedì al venerdì), mandare un messaggio WhatApp al 389/2080358 o scrivere una mail a cavaretusa@gmail.com.

 

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