Dal 1° gennaio al 7 novembre 2021 in Italia sono stati registrati 247 omicidi, con 103 vittime donne (una ogni tre giorni), di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo. Di queste, 60 sono morte per mano del partner o dell’ex partner.

Una fotografia che mostra un lieve decremento (-2%) nell’andamento generale degli omicidi, da 251 a 247, rispetto al 2020, ma che vede invece aumentare le vittime di genere femminile di un drammatico 6%, da 97 a 103.

Sono i dati dell’ultimo report Omicidi volontari del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale – dichiara il Presidente della Provincia Michele Strianese – e sono numeri che fanno paura. Ancora una volta siamo di fronte a un lungo elenco di femminicidi e ancora una volta siamo qui a chiedere cambiamento e maggiori tutele per le donne. Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999. Adottata dall’Assemblea Generale, parla di violenza contro le donne come di “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. Purtroppo la violenza nasce in ambito domestico, non solo femminicidi, ma anche stalking, violenze sessuali, abusi, maltrattamenti. Reati commessi da uomini: compagni o ex, padri, fratelli, all’interno quindi di un nucleo familiare che non è in grado di rispettare e tutelare la figura femminile. Violenza e patriarcato oggi sono inaccettabili. È necessaria una rivoluzione culturale che promuova ovunque relazioni non discriminatorie e rispetto delle differenze di genere”.

Sono profondamente convinto – conclude Strianese – che azzerare la violenza contro le donne sia una battaglia culturale prioritaria per tutti noi. La salvaguardia di pari diritti umani e civili e quindi dell’autodeterminazione femminile, la tutela della sicurezza e della serenità di tutte le donne, deve essere un baluardo di civiltà imprescindibile. Noi che abbiamo incarichi politici, ancora di più abbiamo la responsabilità di costruire nuovi modelli culturali, di fare scelte che orientino il cambiamento, con urgenza. Se non partiamo da questo non potremo mai considerarci civili”.

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