Un enzima abbondante nel cervello e coinvolto nei meccanismi della memoria, con un ruolo completamente diverso in cellule di altri organi, che se bloccato arresta la crescita delle cellule tumorali. È questa l’importante scoperta scientifica realizzata dall’equipe diretta dal dott. Mario Vitale, professore associato di Endocrinologia del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno e direttore del Progetto Tiroide dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona. La ricerca, pubblicata sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Clinical Cancer Research, ha quindi individuato una nuova terapia per il tumore alla tiroide, che potrebbe essere applicata anche ad altri tumori. Ne abbiamo parlato con il prof. Vitale.

D. – Come è arrivato a questa importante scoperta scientifica?

R. – “Il percorso è stato lungo, iniziato 10 anni fa, quando ci siamo messi a studiare il CaMKII. Indagando su questa molecola, abbiamo scoperto che è importante per la proliferazione cellulare; bloccandola, ad esempio con un farmaco, si arresta la crescita di queste cellule tumorali”

D. – Come si evolverà questo studio e come cambierà il decorso della malattia con questa nuova cura?

R. – “Questo risultato apre due prospettive: trovare un nuovo farmaco, anche se ne esistono già alcuni di cui non sono stati ancora studiati gli effetti benefici e quelli collaterali sull’uomo; c’è poi la lotta contro le malattie che l’organismo fa e la lotta che la malattia fa per resistere. Una delle terapie più innovative che adesso si stanno applicando è quella di usare delle “pallottole mirate”, farmaci specifici per una specifica alterazione, così da non colpire le cellule sane. Alcune di quelle tumorali, però, riescono a sfuggire a questa terapia: ecco che il nostro lavoro è volto a colpire queste cellule”

D. – A Salerno, e più in generale in Campania, cosa si fa? Quali le attività, in questo senso, del Day Service di Patologia Tiroidea dell’ospedale S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona?

R. – “Dopo le mie esperienze a Toronto e a New York, sono stato a Pisa, un riferimento per tutti i malati di patologie tiroidee. Cosa ha di speciale Pisa che altre strutture sanitarie italiane non hanno? L’organizzazione. L’organizzazione è fondamentale perché le malattie così diffuse possono essere trattate se il paziente riesce con facilità ad accedere ad una struttura dove trova tutte le competenze necessarie per arrivare ad una diagnosi.

Anche in Campania abbiamo eccellenze. A Salerno abbiamo riprodotto questa modalità organizzativa ormai da più di un anno. Ciò è stato possibile grazie all’intelligenza degli amministratori dell’epoca e dei colleghi universitari ed ospedalieri. Il paziente, con un’unica impegnativa, fa tutto nella stessa giornata e nello stesso posto: dalla visita all’ago aspirato, alla scintigrafia, dall’ecografia alla tac. Purtroppo il nostro è, al momento, l’unico esempio, sul territorio regionale”

D. – Salerno come Pisa, dunque?

R. – “Si. L’obiettivo è quello di dare al paziente il miglior servizio nel tempo giusto; l’altro è quello di ridurre il “pellegrinaggio” dalla regione Campania verso la Toscana per prestazioni sanitarie che si possono fare qua. Il 50 % dei ricoveri ospedalieri per patologie tiroidee non complicate vengono fatti fuori regione; l’ 80% di questi in Toscana. Tutto ciò ha un costo di milioni di euro che potrebbero essere risparmiati”.

– Gianpaolo D’Elia –


 

Commenti chiusi