bonanni laureato“Ricevere questo così importante riconoscimento da un ateneo della Campania è un motivo d’orgoglio. L’università di Salerno rappresenta, a mio avviso, quella parte del Sud del Paese che con determinazione, senso di responsabilità e dinamismo, si è allontanato da quegli stereotipi che una certa cultura tenta ancora di sovrapporre all’immagine del Mezzogiorno”. Così Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, questa mattina a Fisciano, durante la cerimonia di conferimento della laurea magistrale honoris causa in Consulenza e Management aziendale.

“È da riconoscersi a Raffaele Bonanni – ha relazionato il rettore Aurelio Tommasetti – l’impegno sociale profuso nella lunga militanza sindacale: basti ricordare il suo contributo alla rinnovata riorganizzazione del lavoro, che deve tutelare il bene fondamentale della dignità del lavoratore”. La delibera di conferimento del titolo ad honorem aveva scatenato la disapprovazione di oltre 150 docenti, che sul web avevano lanciato una petizione per l’annullamento della cerimonia. Sulla questione è ritornato Tommasetti durante il suo discorso di apertura: “A chi ha espresso perplessità, che rispetto, voglio ribadire che lo strumento della laurea honoris causa è occasione di apertura dell’Università alla società, per partecipare alle sfide dell’innovazione”.laurea bonanni

Il sindacalista si è laureato di fronte alla comunità accademica salernitana, alle autorità del territorio e al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, che ha formulato le conclusioni dell’evento.“Il fatto che un ministro – ha detto il segretario Cisl – abbia tenuto la laudatio, significa non riconoscere tanto la mia persona quanto i valori che esprimono tutte le persone come me impegnate sul versante sociale”. Il ministro Giannini ha espresso i suoi auguri al neodottore prima di conferire sullo stato dell’istruzione in Italia: “L’Università o si rinnova e cresce oppure rischia di soccombere alla crisi che si sta rivelando molto drammatica e sempre più pervasiva. Solo un Paese più istruito, solo un’Italia che recuperi la centralità del percorso dell’istruzione e della formazione, potrà affrontare a testa alta questo contesto”.

– Gianpaolo D’Elia –


 

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