Lettera aperta del professore Rocco Cimino

Si può parlare di vera politica?

Il termine politica deriva dal greco “polis“, che è un’entità politica, sociale ed economica, ma anche e soprattutto un’entità etico-morale. Fu Platone il primo ad immaginarla come un organismo educativo il cui scopo primario doveva essere il bene comune. Da polis scaturisce anche il termine “polites” cioè il cittadino soggetto di diritti e di doveri, che prende parte alle decisioni che riguardano la collettività attraverso la libertà di espressione e propone quello che reputa essere la cosa migliore per la sua comunità. Il politico ateniese si sente partecipe della vita della sua città direttamente. Egli lotta, combatte, ama, soffre per i suoi cittadini come se appartenessero alla sua stessa famiglia. Il fine principale era raggiungere il “vivere bene“.

Oggi è così? La politica ha perso del tutto o quasi il significato di un tempo e soprattutto molti nostri politici non sono animati nella loro azione da sentimenti di moralità, di trasparenza, di rettitudine e maggiormente non perseguono il bene comune ma pensano al loro tornaconto personale o del loro partito. “I novi homines” evidenziano un narcisismo smodato, un’esaltazione dell’io patologica, approssimazione, superficialità, incoerenza, impreparazione, un’arroganza sfacciata, credendo di essere gli unici depositari del sapere e di avere le soluzioni per risolvere i mille problemi che affliggono il nostro martoriato Paese, facendo leva sulle nostre paure.

E il popolo? La cosiddetta gente comune? Non viene ascoltata, perché i politici pensano che siano gli unici a comprendere la realtà e i bisogni dei cittadini, troppo distanti dalla società vera, chiusi nel loro egoismo e presunzione di interpretare il mondo. Ma un politico che non sa comprendere i problemi, i tempi, i cambiamenti, le ansie del suo popolo non è e non sarà mai un buon politico. L’arte politica dovrebbe essere una cosa nobile, svolta non da avventurieri ma da uomini colti, dotati di sentimenti di umanità, di lealtà, di onestà, di laboriosità, di alto senso civico e nel nostro panorama politico di siffatti uomini ne vedo pochi.

Platone diceva che la politica doveva essere affidata ai filosofi, cioè ai sapienti, coloro che sono in grado di operare per il bene di tutti, io modestamente ritengo che deve essere affidata a persone competenti e che desiderano il bene del proprio paese, il bene di tutti. Ma è ciò che fa la maggioranza dei nostri onorevoli rappresentanti? Non credo e spetta a noi cittadini il compito di far sentire forte, decisa, puntuale la nostra voce non lasciandoci affascinare o meglio turlupinare dall’unto del Signore del momento. Il dissenso, la protesta civile, un’opposizione motivata e convinta creerebbero fastidio, preoccupazione, paura in chi comanda, perché chi detiene il potere ama un popolo sottomesso, silenzioso accondiscendente.

Allora facciamo sentire con forza e decisione la nostra voce senza pensare al nostro interesse personale ma al bene collettivo, perché io sono fermamente convinto che chi persegue il bene collettivo persegue anche il suo interesse. Oggi assistiamo al degrado della politica poiché l’uomo ha perso la sua humanitas e per umanità intendo il senso dell’onore, della dignità, del valore della parola data, dell’impegno assunto nei confronti degli elettori e fino a quando l’uomo non riscoprirà l’importanza del senso etico non possiamo sperare nella buona politica. E’ l’uomo che ha smarrito se stesso.

– Rocco Cimino –

Un commento

  1. lei caro prof. Cimino non ha mai smarrito niente? Ombrello o altro?

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