Preg.mo Sig. Presidente

Ho ascoltato con molta attenzione ed interesse il Suo discorso e mi hanno colpito soprattutto le parole di uguaglianza, di libertà e di dignità che dovrebbero essere il fondamento basilare della classe politica del nostro Paese. Ma è realmente così? L’uguaglianza per essere tale, Lei lo sa meglio di me, non deve essere formale ma soprattutto sostanziale. In Italia essa è spesso solo formale, come testimoniano le molteplici discriminazioni a cui le minoranze religiose, linguistiche, sessuali sono state e sono sottoposte.

L’articolo 3 della nostra Costituzione che campeggia nelle aule dei tribunali: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge…” per diventare sostanziale è necessario che lo Stato crei le condizioni affinché realmente i cittadini dal punto di vista economico, sociale, culturale siano uguali ed elimini le disuguaglianze, poiché fino a quando ci saranno non si potrà parlare di uguaglianza e tale principio rimarrà solo formale. In tutta sincerità se il divario economico tra alcune classi sociali è abissale e molti italiani a stento sopravvivono con pensioni di appena 500, 600, 700 euro al mese e alcuni, invece, percepiscono 20, 40, e perfino 50mila euro, il termine uguaglianza suona come una beffa.

L’altro tema da Lei affrontato è stato quello della libertà ma l’Italia può ritenersi veramente un Paese libero se per la libertà di stampa occupiamo il quarantesimo posto e il nostro Parlamento da due anni è limitato nell’esercizio delle sue funzioni? La libertà di stampa, il pensiero critico, il pensiero divergente, il dubbio aiutano o dovrebbero servire ai nostri politici a compiere scelte a vantaggio della collettività, per cui cittadini pensanti e giornalisti liberi e non asserviti sono auspicabili in un Paese democratico. Una stampa libera, non controllata da chi detiene il potere è un bene prezioso dal punto di vista economico, culturale e sociale.

Signor Presidente, la dignità è un termine affascinante, poetico, profondo che dovrebbe essere tutelata e garantita, è il dono più prezioso dell’essere umano ma se l’uomo pur di lavorare è disposto a cedere al ricatto di quale dignità vogliamo parlare? Se a soggetti sani è impedito di prendere un mezzo pubblico, di andare in banca, di recarsi all’ufficio postale o di recarsi al lavoro come se fosse un appestato? La dignità della persona va sempre tutelata, non minacciando, insultando, emarginando, terrorizzando i cittadini.

E ancora, una classe politica a cui non sta a cuore il bene dei suoi cittadini creando posti di lavoro sicuri, con un salario dignitoso, è degna di rispetto? Un uomo che deve elemosinare un posto di lavoro magari sfruttato, sottopagato, possiamo dire con tutta onestà che la sua dignità sia tutelata? Ed è giusto che molti giovani debbano lasciare il proprio paese, i propri affetti e per disperazione prendere la via dell’emigrazione? E poi parlano di salvaguardare i nostri meravigliosi paesi dallo spopolamento. Come vogliono far ripartire l’economia se stanno distruggendo le piccole e medie imprese e non proteggono le nostre eccellenze da una concorrenza sleale? Una classe politica degna dovrebbe spendere le sue energie migliori per assicurare ai propri cittadini un futuro sereno e non incerto, doloroso ed angosciante.

Signor Presidente spero che Lei voglia impegnarsi affinché uguaglianza, libertà e dignità trovino concretezza.

Buon lavoro Signor Presidente e mi scuso se mi sono permesso di disturbarLa.

Con osservanza,

Rocco Cimino

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