La Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto una truffa ai danni della filiale Bper di Bellizzi. Nove i responsabili che sono agli arresti domiciliari. Tra essi il direttore della filiale dell’Istituto di credito e due funzionari.

Questa mattina, infatti, i militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale che dispone la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di nove persone.

Si tratta del direttore della filiale, S.A. di 46 anni; due funzionari della filiale N.F. di 59 anni e D.G.M. di 57 anni.

Arresti anche per un 41enne R.G., un 51enne M.M. il 52enne C.D., un 60enne C.D., un 35enne I.M. e un 69enne A.V., tutti di Salerno e provincia.

Le ipotesi di reato formulate dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, coordinati dall’Ufficio diretto dal Procuratore Capo Giuseppe Borrelli, vanno dalla truffa al falso, al riciclaggio ed all’autoriciclaggio. Viene prefigurata, infatti, l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere il cui unico scopo era quello di frodare l’istituto di credito attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte.

Il sistema escogitato sfruttava, dall’interno, le maglie larghe delle istruttorie per il credito al consumo che nel caso di specie portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti “easy”).

Ben definiti i compiti dei membri dell’organizzazione nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro.

Altri cinque degli arrestati, invece, avevano il compito di reclutare gli “pseudo clienti”, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito che venivano assistite passo dopo passo nell’iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti.

Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’“affare”, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche migliaia di euro. Si tratta di persone prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora, anche con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito se la loro pratica non fosse stata istruita con una documentazione del tutto farlocca.

Ed infatti, la gran parte dei formali beneficiari dei prestiti venivano proprio dai Comuni di residenza dei cinque incaricati: Salerno e altri centri della provincia, Eboli, Battipaglia, Montecorvino Pugliano e Castelnuovo Cilento, distante 60 km dalla filiale di Bellizzi, base dell’organizzazione. Neppure sono mancati un paio di nuovi correntisti giunti nel Salernitano direttamente dalla provincia di Napoli.

Questa attività di intermediazione tra i clienti e l’istituto di credito, svolta nella totale assenza delle abilitazioni di legge, integra peraltro un’ulteriore specifica fattispecie di delitto, sanzionata con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a 10mila euro.

Per l’ultimo dei nove arrestati, il 69enne A. V., legale rappresentante di una società di comodo, è scattata la più pesante accusa di riciclaggio in quanto si è prestato a simulare la vendita di un’auto per giustificare il trasferimento dei fondi concessi dalla banca così da farne perdere definitivamente le tracce.

Per non far partire subito i controlli interni venivano adottati alcuni semplici accorgimenti, come quello di lasciare sul conto, almeno all’inizio, una giacenza minima con cui pagare regolarmente le prime rate del rimborso.

Dopo alcuni mesi, però, è arrivata una segnalazione di anomalie direttamente dalla Direzione Centrale dell’istituto. Il responsabile della filiale si è trovato costretto quindi, suo malgrado, a denunciare alla locale Stazione dell’Arma la probabile truffa di cui egli stesso era, in realtà, uno dei principali artefici.

Nel corso delle successive indagini, i militari delle Fiamme Gialle hanno così ricostruito che, a fronte di una novantina di finanziamenti concessi per un’erogazione complessiva di oltre 800mila euro, alla banca sono state rimborsate rate per neanche un decimo (meno di 80mila euro).

Considerato che agli pseudo clienti veniva lasciata grosso modo la metà delle somme, l’organizzazione ha potuto così incassare, nel brevissimo arco temporale di tre mesi, profitti illeciti nell’ordine di 350mila euro.

Nella stessa giornata, infine, sempre i Finanzieri di Salerno hanno proceduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di liquidità per circa 73mila euro nella disponibilità di tre degli indagati nei cui confronti sono formulate anche le accuse di riciclaggio ed autoriciclaggio.

– Claudia Monaco –

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