Se da una parte c’è chi combatte per salvare il tribunale di Sala Consilina dalla definitiva soppressione (il 13 settembre è la data ultima per poter effettuare dei correttivi alla riforma della geografia giudiziaria), dall’altra c’è chi invece continua a portare avanti le operazioni di trasloco di quel poco che è rimasto nella struttura del “quasi ex” palazzo di giustizia di località Tressanti e infatti questa mattina una ditta di Lagonegro ha provveduto a smontare anche il metal detector installato all’ingresso dell’edificio.

Nei prossimi giorni dovrebbe tenersi un incontro a Roma presso il Ministero della Giustizia con una delegazione guidata dal sindaco di Sala Consilina Francesco Cavallone per cercare di convincere il Ministro Orlando a rivedere la posizione di Sala Consilina e far si che il tribunale possa riaprire. Intanto, nei giorni scorsi, si è tenuta presso la sede della Comunità Montana una riunione tra tutti i sindaci del comprensorio, che come era ovvio che fosse, si sono detti tutti favorevoli alla riapertura del presidio di giustizia di Sala Consilina e lo hanno fatto mettendolo nero su bianco con un documento unitario.

“Se non ci sarà la possibilità di far riaprire Sala come sede autonoma – ha spiegato l’avvocato Angelo Paladino presidente della sezione salese dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani – è opportuno che il tribunale resti aperto anche come sezione distaccata di altro tribunale. E’ da escludere l’ipotesi di accorpamento a Vallo della Lucania. Noi vogliamo riaprire o come tribunale autonomo o come sezione staccata ma mantenendo il novanta per cento delle attività che si svolgevano a Sala, ovvero tutte le cancellerie, i giudizi monocratici e gli ufficiali giudiziari”.

– Erminio Cioffi –


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