Vincenzo Pisapia, artista di Teggiano, intraprende un progetto artistico dal titolo “Teggiano Brucia” per raccontare un territorio attraverso diverse modalità. Un lavoro che vede l’arte come impegno civile, che viene fuori da idee, mezzi, tecniche e tematiche prettamente contemporanee con una forte base accademica. 

D. – Come nasce e si articola questo progetto?

R – “Come tutti gli altri miei lavori legati al territorio, anche questo sullo spopolamento dei piccoli centri è un lavoro che si avvale di un’approfondita conoscenza del territorio, da un punto di vista sociale, culturale, storico, antropologico. Un progetto a cui ho iniziato a lavorare circa un anno fa e che poi sono riuscito ad ottimizzare mettendo insieme le idee sviluppate e la parte numerica dei dati Istat. L’opera ha anche una valenza paesaggistica, che mi compete professionalmente ed emotivamente, data la mia specializzazione in questo settore fotografico. L’argomento poi risulta di grandissima attualità, fattore che abbinato ad una sperimentazione artistica, si inserisce a pieno nelle principali concezioni artistiche mondiali del momento”

D – Entriamo nel vivo di “Teggiano Brucia”, secondo quali criteri hai lavorato?

R – “Il lavoro ha avuto una lunga fase di preparazione, in cui ho valutato diverse opzioni di intervento e di realizzazione, alla fine ho optato per la raffigurazione di un paese singolo, in questo caso il mio paese, Teggiano, con una ripresa fotografica dettata dai numeri spietati dei dati Istat 2013 circa il rapporto nati-morti. Dati che hanno determinato i fattori utili alla realizzazione di una fotografia, sia in fase di ripresa che in quella di post-produzione. Secondo i dati Istat a Teggiano, nel 2013, i nati sono stati 51 ed i morti 105. Nello specifico ho utilizzato questi ultimi così: Ripresa  Anno 2013 = ora di scatto 20,13. Nati 51 = tempo di scatto 5,1 secondi. Morti 105 = apertura diaframma arrotondato ad 11. Più altri fattori utilizzati per una postproduzione, seppur minima. Nella mia ricerca ho studiato tali parametri statistici affinché attraverso l’immagine artistica si rendesse la scienza di questi dati”

D. – Perché la scelta di questo titolo? 

R. – “Il titolo Teggiano brucia è dettato dalla restituzione dell’immagine raffigurante Teggiano, una fotografia che in gergo fotografico viene definita “bruciata”, in quanto la sovraesposizione rende gran parte dell’immagine non leggibile, dando così l’idea di un paese che sparisce. Il progetto comunque, prevede la raffigurazione di tutti i paesi del Vallo di Diano, sempre secondo le stesse modalità, ed ho già scattato anche ad Atena Lucana, Sala Consilina, Padula, Sassano”

D. – Cosa ti aspetti dal futuro? 

R. – “Sono un “ritornato” al paese, per cui nonostante il lavoro proposto, credo nella ripresa dei territori periferici. Da due anni mi sono completamente ristabilito a Teggiano, dove porto avanti i miei lavori e ho in cantiere ampi progetti per me e per il territorio, per cui come prima cosa mi aspetto di poter “campare” del mio lavoro, cosa oggi assolutamente impossibile soprattutto qui da noi, dove le attività professionali legate alle arti sono considerate un passatempo e non una professione. Insomma credo che da queste parti, ci si debba un po’ aggiornare in questi ambiti, soprattutto se come territorio ci si vuole relazionare e proiettare verso una dimensione europea. E’ scontato, per chi intraprende una carriera artistica, emigrare verso le grosse città del Nord Italia o all’estero, ma nonostante la consapevolezza di ciò, spero di poter a breve ufficializzare l’apertura, qui da noi, del mio studio e in seguito di grossi spazi laboratoriali ed espositivi a cui sto già lavorando”.

– Tania Tamburro –


 

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