Lettera aperta del professore Rocco Cimino

Vecchio dal latino “vetus, eris”, per me è sinonimo di saggezza, di esperienza, di rettitudine. Sentire nei giorni terribili della pandemia alcuni giornalisti, medici, politici affermare “Tanto il Coronavirus colpisce solo i vecchi“, o peggio ancora “Muoiono solo i vecchi“, trovo queste affermazioni di una ferocia e crudeltà terrificanti.

Come se i vecchi non fossero persone, come se non avessero contribuito alla crescita e al progresso della società, come se non avessero lottato per il bene del territorio e della propria patria, come se non avessero fatto dei sacrifici per crescere i figli e assicurare loro un futuro migliore, come se in questa società fatua, priva di valori, avessero diritto a vivere solamente i giovani e non i vecchi.

I vecchi, appunto, che per la loro esperienza, le loro rinunce, i loro sacrifici hanno consentito di far studiare molti giovani, di migliorarne anche la condizione sociale, non barattando mai la loro dignità, non piegando mai la testa, non perdendo mai la faccia come dicevano loro. I nostri cari, indimenticabili, vecchi che hanno rinunciato alle vacanze, alle feste, ai divertimenti, agli abiti costosi e non si sono rifugiati nei fumi dell’alcol o peggio ancora nei paradisi artificiali per lenire le loro frustrazioni o i loro insuccessi. E mai un lamento, un’imprecazione, ma accettavano le avversità della vita con virile rassegnazione, che non è fatalismo, ma vera forza d’animo e autentico eroismo.

Quanti preziosi insegnamenti ho ricevuto dagli anziani del mio vicinato, portatori di valori autentici come l’amicizia, il senso del dovere, la fedeltà alla parola data, il rispetto verso gli altri. Diceva zio Paolo di hardiniu:”Ja megliu mangià panu e cipoddi ca pardi la facci“. Sembra una massima di Platone, di Cicerone o di Virgilio per l’alto valore etico che racchiude.

I vecchi, i nostri maestri di vita, i nostri modelli, coloro i quali rendevano il nostro futuro affascinante e misterioso con i loro racconti. E che maestria dimostravano nel narrare fatti, episodi di vita vissuta da sembrare degli attori professionisti. Io mi incantavo ad ascoltarli e vedevo quei volti segnati da rughe profonde e bruciati dal sole e dalle mani rugose che seppur cinquantenni sembravano vecchi, ma gli occhi sprizzavano una vivacità di giovinezza che ti rincuoravano e ti facevano palesare un avvenire sereno.

Erano contenti pur non avendo niente. La felicità, a volte, consisteva nel possedere un semplice pacchetto di tabacco. E come era autentico il sentimento religioso, mi ricordo che ogni volta che nominavano Dio o la Madonna si toglievano il cappello.

E ora si parla di loro con una certa superficialità, con noncuranza, come se la vita di un vecchio non avesse valore. Ma la vita umana ha un valore intrinseco a prescindere. O vale solo se uno è giovane? Perché se è così abbiamo creato una società di mostri.

– Rocco Cimino –

3 Commenti

  1. Antonio Cantelmi says:

    Non posso non essere d’accordo con te Rocco. Ma il termine vecchio non era scomparso sostituendolo con anziani? Volevo cercare solo di aggiornare qualcuno. Ciao.

  2. Caro prof. quelli parlano di te, di noi, per queste eccellenze siamo noi ora i vecchi, per loro siamo insulsi contenitori vuoti.

  3. grazie prof cimino per averlo ricordato spero solo che il suo pensiero entri bene nella testa delle persone oggi io vedo una società che sembra drogata non e normale e a me fa tanta paura——

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