“Sulla mia pelle”. Al Cinema Adriano di Sala Consilina le riflessioni sulla storia di Stefano Cucchi









































È stato proiettato ieri, presso il Cinema AdrianoSala Consilina, il film “Sulla mia pelle” ispirato alla storia di Stefano Cucchi, morto nel 2009 a Roma durante una custodia cautelare. La proiezione è stata organizzata dall’associazione “Stefano Cucchi Onlus” e dagli amici di Massimo Casalnuovo con il patrocinio del Comune di Sala Consilina.

Gli elementi del film fanno capire la solitudine, la paura e l’indifferenza – dichiara Rossana Noris, vicepresidente dell’associazione “Stefano Cucchi Onlus” – Solitudine perché Stefano era convinto di essere stato abbandonato dalla sua famiglia e dal suo avvocato mentre loro erano fuori a lottare contro una burocrazia cieca. Paura perché lui non denuncia ma si tira indietro dato che a casa aveva un kg di fumo e 163 grammi di cocaina. Aveva anche dei precedenti che avrebbe dovuto pagare ma non con la vita. Indifferenza perchè 140 persone l’hanno visto ma si preoccupano più di sè stessi che di lui. Vogliamo prendere in mano battaglie molto importanti come quella per l’introduzione della legge per il reato di tortura perché questa di ora è più una legge di facciata e prevede la reiterazione del reato. Un’altra battaglia è quella per i numeri identificativi sulle divise”.

Siamo in giro per raccontare le nostre vicende e come veniamo trattati – commenta il padre di Massimo Casalnuovo, OsvaldoSi portano avanti anni di processi che non si chiudono, non perché non ci sono gli elementi ma perché non si vogliono chiudere. Pubblici ministeri hanno riconosciuto la responsabilità di chi indossa una divisa. Mio figlio non può tornare ma io devo restituirgli la dignità. La verità è venuta fuori. Il calcio allo scooter c’è stato”.











Presente all’evento anche Gherarda Cerone, nipote dell’imprenditore Gerardo Cerone morto a seguito di un pestaggio nella caserma dei Carabinieri a Muro Lucano l’8 maggio del 1984. “In quella caserma – dichiara – non era un caso isolato. C’erano ragazzi che venivano pestati molto spesso per futili motivi. Stiamo portando avanti una battaglia di civiltà e legalità“.

– Annamaria Lotierzo –

 



































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