Solo ora, molti si sono accorti dell’importanza di un sistema sanitario che funzioni bene. Solo ora, passando le ore con uno, due o più figli, molti si sono accorti dell’importanza delle maestre. Ora, i docenti fanno sentire ancor più la propria vicinanza agli alunni con le videolezioni, con la loro continua presenza sul registro elettronico, con le classi virtuali, con gli audio nelle chat, con le simpatiche battute “Siete pronti per la lezione? Come, qualcuno ancora in pigiama?! Chi dorme ancora? Svegliaaaa”. Questo perché sanno quanto a loro pesi questa solitudine forzata. Soprattutto a quegli studenti che, vivendo in piccoli paesi, vedevano nella scuola un’opportunità di crescita personale, attraverso le varie esperienze di socializzazione, oltre che di studio.

Ora, più che mai, gli studenti desiderano andare a scuola.

Ora, ci si rallegra il cuore con il sentire suonare, cantare dai balconi dei quartieri, persone che per strada non abbiamo mai considerato. Persone che “prima”, per noi, non esistevano. Quel vicino, considerato antipatico, mostra la sua simpatia e noi gli siamo grati, senza dirglielo.

Ora, ringraziamo chi ci invia, nei gruppi di WhatsApp, simpatici vignette, audio e video, perché ci fanno ridere, non pensiamo più a quante volte abbiamo detto “Questo mi riempie la memoria del cellulare. Stop alle catene”. Ora, abbiamo tanto bisogno di ridere e sul web si può vedere come è fiorita la creatività degli Italiani.

Ora, molti uomini si accorgono di quanto le donne siano più forti e resistenti, vedendole lavorare in casa in faccende che sembrano anticipare le pulizie di Primavera. Gli uomini, invece, si sentono un po’ persi, perché la loro vita quotidiana, prima, prevedeva parecchie uscite.

Ma … ci ricordiamo com’eravamo “prima”? Solo ora, molti hanno compreso che “prima” non erano padroni del proprio tempo. Si correva, si scappava, si fuggiva. Prima.

Prima, in famiglia, nessuno voleva andare a portare a spasso il cane. Ora è diventato il pretesto per prendere una boccata d’aria e tutti se lo contendono. Prima, la spazzatura aspettava vicino al portone d’ingresso che passasse un’anima buona per portarla giù e buttarla. Ora, la domanda è “La spazzatura è finita? Non c’è un po’ di spazzatura da portare giù?”.

Prima, ci dava fastidio il vicino che con la musica alta ci rompeva i timpani. Ora giriamo nelle stanze, sperando che da una parete ci arrivi la sua canzone preferita.

Ora, abbiamo compreso di dover gestire il tempo da soli. Ora, siamo noi a dover organizzare la giornata, per non cadere nella noia. E questo ci responsabilizza ancora di più. Ricorriamo di più ai social, un po’ per cercare compagnia, un po’ per mostraci, un po’ per sentire di esserci. Per riempire il vuoto che inconsciamente ci spaventa. Ora, ci sentiamo obbligati a rinnovarci giorno per giorno; a individuare vie d’uscita, “fughe”, che non ci portano lontano, ma che ci riportano a noi.

Forse, eravamo più “isolati” prima, quando volevamo solo manifestare il nostro pensiero, anche sui social, incuranti di ciò che pensavano gli altri. Ora, “gli altri” li cerchiamo. Vogliamo sapere come stanno vivendo questa quarantena, cosa fanno in casa, come si sono organizzati, cosa cucinano, come convivono, come si sono “integrati”, come si sopportano.

Costretti, per il nostro bene, a modificare le nostre abitudini, scopriamo che abbiamo vissuto anni nella stessa casa con degli “sconosciuti”. Ora, ci accorgiamo che il carattere, il corpo di nostra figlia sta cambiando. Ora, che vorremmo anche noi sbattere la porta, capiamo il perché finora l’ha fatto nostro figlio.

Ora che siamo più vicini, ci rendiamo conto di quanto siamo stati lontani. Ora, abbiamo imparato che nulla è scontato. Stiamo vivendo un’esperienza molto forte, non solo perché fuori di casa c’è un terribile virus, ma soprattutto perché stiamo scoprendo chi e cosa c’è dentro. Dentro casa. Dentro di noi. Ci stiamo guardando allo specchio. Facciamo in modo di rimetterne insieme i pezzi rotti da una società troppo violenta e troppo veloce. Per vederci più belli, più veri. Più Noi.

– Paola Testaferrata –

Un commento

  1. Nunzia Gallo says:

    Bellissime parole. E ce la faremo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*