La Regione Campania si è costituita ed ha presentato, entro il termine fissato, gli atti a supporto dell’ordinanza con la quale ha procrastinato a fine mese le lezioni in presenza in tutte le scuole.

La documentazione è stata richiesta sabato dal Tribunale Amministrativo della Campania che ora è chiamato a pronunciarsi sui due ricorsi presentati, rispettivamente, dagli avvocati napoletani Giacomo Profeta e Luca Rubinacci e dall’Avvocatura della Stato, con i quali viene chiesta la sospensione dell’ordinanza regionale.

Proprio l’Avvocatura Distrettuale dello Stato (sede di Napoli) ha presentato ricorso al Tar della Campania contro l’ordinanza che decide il rinvio dell’apertura delle scuole in presenza a causa della pandemia. Il ricorso, depositato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute, si affianca a quello già presentato da Profeta e Rubinacci.

Sabato il Giudice ha chiesto alla Regione di depositare, entro e non oltre le 11 di oggi, atti pertinenti e rilevanti a presupposto dell’ordinanza con cui De Luca fino al 29 gennaio ha disposto la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

In sintesi nelle documentazioni inviate al Tar si evidenzia che non vi è stata violazione del decreto legge n.111/2022, risultando provata una condizione di eccezionale e straordinaria necessità attestata, tra l’altro, dall’Rt di ospedalizzazione pari a 1,78 che indica il raddoppio dei ricoveri Covid nell’arco settimanale, dall’esaurimento dei posti letto pediatrici Covid nella regione con popolazione più giovane d’Italia, dal blocco già decretato delle attività sanitarie di elezione e dalla previsione di certo esaurimento di posti letto di degenza Covid nel breve periodo in mancanza di misure immediate.

Per la Regione le misure nazionali non sono fondate sul parere tecnico-scientifico del CTS, che non è stato convocato, contrariamente a quanto richiesto da tutte le Regioni per assumere decisioni consapevoli. Al contrario, l’ordinanza regionale è fondata su un’istruttoria tecnica che tiene conto dei dati più aggiornati della Cabina di regia nazionale, delle  valutazioni dell’Unità di crisi regionale e della richiesta di presidi e Sindaci che segnalano criticità non risolvibili a breve. “Le misure previste dal decreto governativo sono inattuabili e del tutto virtuali, almeno nel territorio regionale della Campania – fanno sapere dalla Regione – tenuto conto che vi è impossibilità di assicurare il contact tracing e insostenibilità dei carichi da parte delle ASL, attestata dai dirigenti scolastici e da tutti i Direttori generali delle ASL campane“.

In caso di sospensione dell’ordinanza vi sarebbe, dunque, “un danno irreparabile per la popolazione giovanile data la previsione del picco dei contagi per fine gennaio, in presenza di una bassissima percentuale di vaccinazione sotto i 12 anni“.

In conclusione, per l’Ente presieduto da Vincenzo De Luca “le misure previste dall’ordinanza regionale sono equilibrate e proporzionate: tutte le scuole sono aperte; si prevedono solo tre settimane di didattica a distanza per medie inferiori ed elementari. Tre settimane di respiro per i Presidi, i Sindaci e le ASL che ne hanno fatto richiesta per ampliare la fascia dei vaccinati e  scavallare il picco dei contagi“.

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