Con un capitolo dell’inedito “Pianto di primavera”, libro scritto durante la quarantena vissuta in Brianza, Mario Fortunato, giornalista di Sapri, ha ottenuto la menzione speciale al concorso letterario internazionale “Lettere al tempo della pandemia”.

Il concorso punta ad esporre sentimenti, emozioni, riflessioni, angosce e speranze scaturiti dalla pandemia, narrati in forma epistolare ad un destinatario reale o immaginario, pensieri belli o brutti che siano. Aiuta a superare la tristezza e l’inquietudine di questo periodo, a coltivare la speranza di ritornare ad appropriarsi della propria vita con la consapevolezza che tutto può rinascere. Potevano partecipare bambini e adulti con lettere in lingua italiana, inglese e francese.

Mario Fortunato ha ricevuto questa menzione speciale grazie al penultimo capitolo del suo libro, dal titolo “Caro papà”.

L’intera opera – spiega Fortunato – è una storia vera vissuta con mia moglie, essendo rimasti bloccati negli ultimi tre mesi in una ‘calda’ località della Lombardia. È un viaggio che tenta di separare il corpo e la mente, cercando di sfuggire alle paure del ‘demone‘ che ha improvvisamente sconvolto le nostre vite. Le immagini ‘bombardate’ da tv e social rappresentano il filo tra la drammatica realtà e il magnetismo della fantasia. Perché solo un sogno ci potrebbe tirare fuori da questo terribile incubo. Le sirene delle ambulanze, che squarciano il silenzio di strade e piazze deserte e il rintocco delle campane: la triste colonna sonora del racconto. Le rinunce alle cose più normali, come un tovagliolo diviso in quattro rettangoli e una mela al giorno per due persone, richiamano alla mente gesti e paure che nessuno avrebbe voluto rivivere”.

Tante le storie di amicizia e di solidarietà raccontate, come quella della giovane anestesista di Valona, Alma Neco. Nata a Lodi, negli anni ‘90, da profughi albanesi sbarcati sulle coste pugliesi, è ritornata di corsa per dare una mano agli amici della Lombardia. Storie tristi legate alle migrazioni, con gli “indesiderati extracomunitari” che, dopo essere stati additati come il “male primario”, si scoprono fondamentali per non mandare a gambe all’aria l’agricoltura. Non sono stati dimenticati gli studenti e gli scolari che dovranno lasciare le vecchie scuole senza poter salutare i propri maestri.

E nelle storie vere, purtroppo non manca il grande dolore – dice Fortunato -, ancora più amaro se le lacrime si versano in una terra lontana, in una casa che non è tua. Al dolore si aggiungono rabbia e tristezza infinita, che solo il tempo ha la forza di lenire”.

– Paola Federico –

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*