Molti sindaci, medici ed operatori del settore sanitario, questa mattina, hanno preso parte all’incontro che il direttore generale dell’ASL Salerno Antonio Squillante ha tenuto presso l’aula magna del presidio ospedaliero “Luigi Curto” di Polla per discutere con gli operatori del settore sulla futura riorganizzazione del presidio ospedaliero.

“Il commissariamento della sanità per la Regione Campania – ha dichiarato Squillante – ha bloccato le assunzioni e il presidio di Polla si ritrova con criticità dal punto di vista della unità mediche che dobbiamo risolvere in qualche modo visto che al momento non possiamo assumere. La Regione ha avuto l’autorizzazione da parte del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia per l’assunzione di 208 unità per la Regione Campania. Ora stiamo verificando quante saranno assegnate all’ASL Salerno e facendo dei calcoli potrebbero essere una decina di unità da spalmare nell’intera ASL. A Polla ne arriverebbero due o tre, ma ciò non risolve il problema perchè per entrare in servizio passerà almeno un anno”. All’incontro ieri erano presenti tra gli altri anche i presidenti della Conferenza dei sindaci dell’ASL Sergio Annunziata e della Conferenza dei sindaci del distretto Tommaso Pellegrino.

“Siamo troppo nei limiti della spesa per l’ospedale di Pollaha dichiarato Annunziata – l’ospedale va inserito in un’ottica provinciale in un discorso che deve essere di collegamento tra le strutture ospedaliere della nostra provincia. A Polla non deve arrivare il medico in ALPI (assistenza libero professionale intramuraria) per tamponare la carenza di personale bisogna che ci sia del personale messo nelle condizioni di poter operare sul posto”.

Un duro attacco a Nunzio Antonio Babino, direttore sanitario del “Curto” è arrivato invece da Tommaso Pellegrino. “Il direttore sanitario – ha detto Pellegrino – deve dare ascolto alle proposte che gli vengono fatte. Da mesi diciamo sempre le stesse cose, non viene fatto nulla e le colpe vengono sempre fatte ricadere sugli altri. Bisogna smetterla con i medici in ALPI che sono causa solo di un aumento della spesa. I soldi dovrebbero essere spesi ad esempio per garantire la chemioterapia in loco evitando ai pazienti oncologici di dover fare centinaia di chilometri per poter fare la terapia. Non è accettabile che bisogna aspettare mesi per avere il referto di una risonanza magnetica o di un esame istologico”.

– Erminio Cioffi –


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