Invitiamo i Sindaci a monitorare i siti potenzialmente inquinanti nei territori del Vallo di Diano ritenuti più a rischio, quelli riportati per essere precisi nel Piano Regionale di Bonifica, aggiornato a dicembre 2019 e adottato con deliberazione di Giunta Regionale n. 685 del 30/12/ 2019 (BURC n. 3 del 13/01/2019), al fine di valutare il reale stato delle cose“. Con queste parole Giovanni De Lauso, coordinatore provinciale di CMI – Confederazione Movimenti Identitari, interviene su una spinosa vicenda che interessa la tutela e la salvaguardia ambientale del Vallo di Diano.

Sono sette i Comuni valdianesi – continia De Lauso – ricadenti nell’area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni o contigui, segnalati dalla Regione e in attesa di indagine. Sono siti potenzialmente inquinati per i quali il Comune territorialmente competente ha l’obbligo di svolgere le verifiche. Abbiamo diritto di sapere dove viviamo e cosa potrà riservare il futuro ai nostri figli.

Se gli adempimenti richiesti dalla Regione sono stati già espletati la Confederazione chiede che vengano comunicati i risultati ai cittadini, mentre se, al contrario, non è stato fatto “venga fatto al più presto“.

Solleciteremo con una lettera anche il Presidente del Parco Nazionale, Tommaso Pellegrino, per conoscere il suo punto di vista in merito – afferma Giovanni De Lauso – e quali provvedimenti intende adottare per contribuire alla migliore soluzione di un problema, quello dell’inquinamento ambientale, che non può essere concepito e non può esistere in alcun modo in un’area protetta quale è quella del Parco Nazionale che presiede. Le aree protette come i Parchi Nazionali nascono e hanno come obiettivo primario la tutela e la salvaguardia del territorio. Convivere con potenziali problematiche di inquinamento al suo interno sarebbe una contraddizione in termini“.

– Paola Federico –

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