“Salute e Benessere” – Patologie tiroidee: il tumore della tiroide. Intervista alla dott.ssa Cecilia Francese



































Quarto appuntamento con la rubrica “Salute e benessere “ che ritorna nuovamente  a parlare delle patologie tiroidee, approfondendo, dopo i  noduli, l’aspetto che riguarda il tumore della tiroide. Ne abbiamo parlato con l’endocrinologa dott.ssa Cecilia Francese.

D. – Quanto è diffuso invece il tumore della tiroide?

R. – “Negli Stati Uniti d’America nel 2009 sono stati diagnosticati circa 37 200 nuovi casi. L’incidenza annuale è aumentata dal 3,6/100 000 del 1973 all’ 8,7/100 000 del 2002, un aumento di 2.4 volte e questo andamento non sembra arrestarsi . La quasi totalità del cambiamento sembra essere attribuito ad un incremento dell’incidenza dei carcinomi papilliferi tiroidei (CPT), i quali sono aumentati di 2,9 volte tra il 1988 e il 2002. Inoltre il 49% di questo incremento dell’incidenza è rappresentato da tumori del diametro massimo ≤1 cm e l’87% consiste in tumori con diametro ≤2 cm. Questo cambiamento nella distribuzione delle dimensioni dei tumori potrebbe essere dovuto all’aumento dell’utilizzo dell’ecografia del collo come tecnica diagnostica, alla precoce diagnosi ed al precoce trattamento. Secondo gli ultimi dati forniti dal registro tumori della provincia di Salerno, il carcinoma della tiroide rappresenta il terzo tumore più frequente nella donna dopo il carcinoma della mammella e del colon-retto, rappresentando il 5,1 % di tutti i tumori femminili. Questa percentuale è destinata a crescere”







D. – Quali sono le forme più comuni di tumore della tiroide?

R. – “Poiché trae origine dalle cellule follicolari tiroidee, il cancro differenziato della tiroide (CDT) rappresenta la maggioranza dei tumori maligni della tiroide. Tra i cancri differenziati, il papillifero comprende circa l’85% dei casi, il follicolare circa il 15%.Alcune varianti istologiche di carcinoma papillare della tiroide (CPT) (a cellule alte, colonnare, sclerosante diffusa) e le più aggressive varianti di carcinoma follicolare hanno una prognosi peggiore. Queste varianti sono caratterizzate da una estesa infiltrazione vascolare e dei tessuti extratiroidei o da una estesa necrosi tumorale e/o mitosi. Altre forme poco differenziate e aggressive sono quella trabecolare, insulare e varianti solide. Al contrario, il cancro follicolare minimamente invasivo è caratterizzato istologicamente dalla microscopica infiltrazione della capsula tumorale senza invasione vascolare e non comporta un aumento della mortalità. Il Ca anaplastico per fortuna è più raro (<1%) e colpisce soprattutto l’età avanzata; altamente maligno ed invasivo, porta a morte il paziente nel giro di pochi mesi (3-6 mesi) per invasione delle strutture limitrofe (trachea, esofago, laringe, giugulare). Spesso l’andamento è talmente repentino che è impossibile un approccio chirurgico. Il Carcinoma midollare invece, prende origine dalle cellule C e a differenza dei Carcinomi differenziati (papillare e follicolare) produce  calcitonina. Può essere familiare nel 15-20% dei casi e può associarsi ad altre malattie endocrine Neoplasie Endocrine Multiple (MEN). Esiste inoltre il linfoma della tiroide”

D. – Quali opzioni chirurgiche o terapeutiche esistono per il tumore della tiroide?

R. – “Gli obiettivi della terapia iniziale del carcinoma della tiroide comprendono: Tiroidectomia totale con rimozione del tumore primitivo, il tessuto tumorale esteso oltre la capsula tiroidea ed i linfonodi cervicali coinvolti. La completezza della resezione chirurgica costituisce un importante fattore capace di influenzare il risultato finale. Infatti, successivamente all’atto chirurgico, i pazienti sono sottoposti a terapia con radioiodio (Iodio-131) per l’ablazione del residuo tiroideo o per il trattamento di malattia residua o metastatica: la particolarità di questo tumore, che lo differenzia dagli altri e quindi rende possibile la guarigione nella stragrande maggioranza dei pazienti (95%), è che le cellule tumorali, perdono la capacità di produrre la tiroxina, ma conservano la capacità di captare lo iodio e di produrre la tireoglobulina (marcatore tumorale dei carcinomi tiroidei post-tiroidectomia). Questa peculiarità permette allo iodio, assunto per bocca sotto forma di capsula, veicolare la radioattività direttamente nella cellula tiroidea metastatica determinandone la morte. L’estensione della chirurgia e l’esperienza del chirurgo svolgono un ruolo importante nel determinare il rischio di complicanze chirurgiche. Massima attenzione nell’isolare e rispettare il nervo laringeo che garantisce la motilità delle corde vocali e rispettare le 4 paratiroidi di solito posizionate posteriormente ai lobi tiroidei, per evitare un deficit di calcio per mancanza di paratormone che ne regola l’assorbimento”

D. – È possibile adottare delle misure preventive contro il tumore della tiroide?

R. – “Un fattore di rischio accertato per il carcinoma differenziato della tiroide è l’esposizione a radiazioni. Il tumore della tiroide è infatti più comune in persone sottoposte a radioterapia sul collo per altre neoplasie, soprattutto in età pediatrica, o esposte a ricadute di materiale radioattivo come accaduto dopo l’esplosione della centrale nucleare di Cernobyl. Pertanto una particolare valutazione va fatta in questi pazienti. La somministrazione di capsule di iodio stabile (non radioattivo), a scopo preventivo andrebbe effettuata nella popolazione generale in caso di accidente nucleare, questo eviterebbe allo iodio radioattivo (special modo l’I-125) di entrare nella cellula tiroidea e determinare il danno da radiazione. Compresse di iodio stabile da ingerire preventivamente, sono state infatti distribuite nella popolazione generale nell’ultimo incidente in Giappone.Il carcinoma papillare è familiare nel 6% dei pazienti, pertanto in caso di storia familiare positiva una ecografia del collo andrebbe effettuata nei familiari diretti.Per quanto riguarda invece il più raro carcinoma midollare, la familiarità è del 25%. Nel tal caso un dosaggio della calcitonina, marcatore tumorale di questo istotipo, andrebbe fatta in tutti i familiari. Più sensibile, oggi, è lo studio genetico mediante analisi del DNA che verifica l’esistenza o meno di una mutazione del proto-oncogene RET. Lo screening permette di identificare i familiari di un soggetto affetto, portatori anch’essi del gene mutato ma inconsapevoli della loro malattia e destinati a sviluppare il carcinoma midollare della tiroide. In questi soggetti è quindi possibile intervenire precocemente con la terapia chirurgica tiroidea profilattica o precoce che consente, rispettivamente, la prevenzione della malattia o la guarigione se già manifesta in forma subclinica. Lo screening deve essere eseguito in tutti i familiari di primo grado di un soggetto affetto. I bambini portatori dovrebbero essere operati entro l’età scolastica”.

– Claudia Monaco –


 





































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