“Salute e Benessere” – Intolleranze alimentari, nuovo male dei nostri tempi? Intervista alla nutrizionista Marzia Manilia



































Siamo diventati tutti intolleranti a determinati alimenti. C’è chi non mangia la carne rossa, chi evita i pomodori e chi ha una “lista nera” con determinati alimenti. Sembra quasi che sia in atto una”epidemia”. Chiunque parli con un nutrizionista scoprirà che il proprio corpo non accetta qualche “cibo”. Gli alimenti più “pericolosi” risultano essere il latte e i suoi derivati, il frumento, i lieviti e l’olio vegetale.

Ne abbiamo parlato, in questa nuova puntata di “Salute e benessere”, con la nutrizionista dott.ssa Marzia Manilia.

D. – Dott.ssa, cosa sono le intolleranze?







R. – “I termini “allergia” ed “intolleranze alimentare” sono molto abusati e spesso sono riferiti a condizioni patologiche che nulla hanno a che fare con le malattie allergiche in senso stretto. E’ opportuno innanzitutto chiarire la differenza tra allergie ed intolleranze: l’allergia alimentare è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccolissime quantità dell’alimento responsabile. Entro pochi minuti dall’assunzione (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) i sintomi si sviluppano. L’intolleranza alimentare è un fenomeno di ipersensibilità lenta, i cui sintomi non si manifestano subito dopo l’ingestione dell’alimento responsabile, ma possono affiorare gradualmente a distanza di ore o giorni. In molti casi è associata alla quantità dell’alimento ingerita oppure emerge dopo più contatti con esso. Per questo, viene individuata spesso dopo mesi o anni dalla sua insorgenza. Esistono due tipi di intolleranze: immunomediate, quando interviene il sistema immunitario con produzione di immunoglobuline di tipo G (IgG) non immunomediate, a loro volta distinte in enzimatiche (dovute all’incapacità di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo), farmacologiche (determinate da una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi) o indefinite, dovute a meccanismi sconosciuti”

D. – Quali sono le intolleranze più comuni che si presentano con una frequenza maggiore?

R. – “L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO: È una delle forme più comuni di intolleranza enzimatica, che interessa circa il 70% della popolazione mondiale. Generalmente ereditaria, deriva dall’ incapacità dell’intestino di digerire il lattosio, lo zucchero del latte, dividendolo nei due zuccheri semplici assorbibili che lo costituiscono a causa di un deficit di lattasi, l’enzima specifico preposto a questa funzione. È molto diffusa negli adulti, perché nella maggior parte delle persone l’attività della lattasi inizia a diminuire nel tempo, con una riduzione progressiva geneticamente programmata.

INTOLLERANZA AL GLUTINE: È un’intolleranza di tipo permanente al glutine, un composto proteico contenuto in molti cereali (grano, farro, kamut, orzo, segale, avena, spelta, triticale) e presente quindi in molti alimenti di uso comune, come biscotti, pane, pasta, pizza, ecc. L’ingestione di glutine genera nei soggetti celiaci una risposta di tipo autoimmunitario, che può portare alla distruzione dei villi intestinali, danneggiando l’assorbimento di tutti i nutrienti.E’ una malattia multifattoriale, riscontrabile in soggetti geneticamente predisposti. La celiachia colpisce un italiano su 100, più frequente nelle donne  (rapporto M/F 1:2,5) e può comparire in qualsiasi periodo della vita in 3 forme cliniche classica, subclinica/latente e silente. La variabilità dei sintomi rende tuttavia difficile la diagnosi, tanto che si stima che l’80% dei celiaci non sia stato ancora individuato”   

D. – Perché con determinati alimenti (tipo il glutine) si sensibilizza l’organismo?

R. – “I meccanismi patogenetici alla base dello sviluppo delle intolleranze alimentari sono almeno di due tipi differenti;  il primo sarebbe riconducibile ad un alterato metabolismo di alcuni nutrienti, con conseguente accumulo a livello intestinale di sostanze capaci di determinare reazioni avverse agli alimenti in questione, come dimostrato dalla comparsa di sintomatologia solo in seguito alla ripetuta e costante assunzione di determinate sostanze alimentari; il secondo sarebbe da attribuire alla presenza di reazioni avverse per così dire “innate”, come risulta dalla positività dei test anche nei confronti di sostanze mai assunte, e comunque dall’impossibilità di reintrodurre l’alimento anche gradualmente.

D. – Quali sono i sintomi riconducibili ad una intolleranza?

R. – “Le manifestazione cliniche delle intolleranze agli alimenti possono essere a carico di vari organi ed apparati  e non necessariamente a carico dell’apparato gastro-intestinale; DISTURBI DELL’APPARATO GASTROINTESTINALE (diarrea, stipsi, sindrome del colon irritabile, dolori addominali, vomito e nausea) DISTURBI DELL’APPARATO RESPIRATORIO  (sinusite, asma bronchiale, rinite, dispnea, tosse, bronchite ricorrente)  DISTURBI DERMATOLOGICI(acne, eczema, prurito, psoriasi, orticaria) DISTURBI NEUROLOGICI E PSICOLOGICI(vertigini, emicrania, cefalea, ansia, iperattivita’) DISTURBI URO-GENITALI (infiammazioni uro-genitali)”

D. – Intolleranza alimentare e sovrappeso: c’è un legame?

R. – “Negli ultimi anni, parallelamente al dilagare del fenomeno obesità e di altre patologie legate all’alimentazione, si sono diffuse una serie di voci, miti e metodi diagnostici che non hanno fondamento scientifico e non sono peraltro riconosciuti dalla medicina. Intolleranze e sovrappeso sono fenomeni lontani tra di loro e non hanno legami. Al limite, se proprio vogliamo cercare una relazione tra i due, dovremmo propendere per un effetto sulla riduzione del peso, dato che determinando la mancata utilizzazione di un alimento da parte dell’organismo, ne ostacolano l’assorbimento. In ogni caso sono del tutto prive di senso affermazioni come “l’alimento a cui si è intolleranti causa un rallentamento del metabolismo e quindi un aumento di peso” e servono solamente ad arricchire qualcuno a discapito di qualcun altro.Tutti i test non accreditati per le intolleranze alimentari infatti, oltre a diagnosticarne alcune che fanno da coreografia, riportano nei pazienti sovrappeso o obesi una intolleranza a latticini e lieviti. Togliendo dalla dieta pane, pasta, formaggi e dolci si tolgono circa 1000 kcal al giorno, alle quali “l’intollerante” rinuncerà, dimagrendo. Potenza della suggestione. Purtroppo questo succede perché c’è un vuoto di conoscenze e di metodi affidabili per la diagnosi, che invece riveste un ruolo centrale in questo tipo di patologie”

D. – Perché alcune persone dopo che gli è stata diagnosticata un’intolleranza alimentare, seguendo la dieta stanno meglio? Dovranno eliminare a vita un determinato alimento?

R. – “L’unica terapia che si è dimostrata efficace nelle allergie alimentari è rappresentata dalla dieta di eliminazione nei confronti di quegli alimenti di cui si sia accertata in maniera inequivocabile l’ipersensibilità. La dieta, in questi casi, deve sempre essere rigorosa, cercando di evitare anche quelle componenti alimentari sospette correlate all’alimento responsabile. Bisogna, tuttavia, evitare di indirizzare i pazienti a diete troppo restrittive che creino degli ulteriori problemi nutrizionali al paziente.  Occorre che il paziente sia sempre consapevole di ciò che introduce in bocca e, per questo motivo, adotti sistematicamente un controllo degli alimenti. Questo vuol dire anche che bisogna sempre leggere attentamente le etichette degli alimenti confezionati industrialmente. Maggiore attenzione è necessaria anche quando si consumano gli alimenti fuori casa, in casa di amici o al ristorante. Questo atteggiamento deve diventare una costante della vita del paziente, soprattutto nei casi in cui si siano verificate reazioni gravi”.

– Claudia Monaco –


 





































Commenti chiusi