“Salute e Benessere”: Cosa fare in caso di febbre nel bambino? – Intervista al dott. Luigi D’Alvano



































La febbre è semplice sintomo, non una pericolosa malattia da combattere per forza. Come tale rappresenta solo un meccanismo innato di difesa molto efficace contro le infezioni,virali e/o batteriche, spessissimo a risoluzione spontanea nel giro di qualche giorno. Ciononostante è indispensabile che i genitori sappiano riconoscere le malattie febbrili gravi attraverso i segni di allarme elencati di seguito, per gestire al meglio l’assistenza al bambino.

Si può favorire la guarigione dei bambini non coprendoli troppo per poter disperdere calore, proponendo un’alimentazione leggera e nutriente ricca di frutta e verdura, invitandoli a bere un po’ di più per evitare la disidratazione e somministrare degli antifebbrili su consiglio del pediatra, per limitare il malessere che si accompagna agli stati febbrili.

Ne abbiamo parlato con il pediatra dott.Luigi D’Alvano in questa nuova puntata di “Salute e benessere”.







D. – Dottor D’Alvano, quando si puo’ parlare di febbre nel bambino?

R. – “La temperatura normale in un bambino è compresa tra i 36,5 ed i 37,5 C°a livello rettale (Organizzazione mondiale della sanità,1996) ed è regolata da un termostato interno chiamato ipotalamo. La febbre è un aumento della temperatura corporea superiore a 37°C, se misurata per via ascellare, o superiore a 37.5°C, se misurata per via rettale. Oltre i 37,5°a livello rettale si parla di febbricola , dopo i 38,5° di febbre moderata, al di sopra dei 39,5° di febbre elevata”

D. – Qual è il metodo di misurazione più adatto per misurare la temperatura corporea di un bambino?

R. – “Dipende dall’età. Sino all’età scolare è preferibile la misurazione interna per via rettale, ricordando di sottrarre 0,5° al valore rilevato. Nei bambini più grandicelli è consigliabile la misurazione esterna per via ascellare. In entrambi i casi si può utilizzare un comune termometro elettronico, economico e preciso. La misurazione rettale è più attendibile e non risente dei fattori ambientali come la temperatura e di quelli corporei come il sudore. I termometri auricolari, in grado di misurare la temperatura corporea in pochi secondi, rappresentano, in mani esperte, un buon compromesso tra comodità di impiego e attendibilità nei bambini più grandicelli, sebbene meno precisi rispetto alla misurazione rettale”

D. – È sempre necessario avvertire il pediatra?

R. – “Dopo il 1° anno di vita non è necessario consultare il pediatra nelle prime 24-48 ore se il bambino sta bene. E’ necessaria una visita urgente in caso di febbre elevata

– se il bambino ha meno di tre mesi di età
– in presenza di sintomi di allarme come vomito frequente non alimentare e/o rigidità del collo, torpore o confusione e/o perdita di coscienza e/o prostrazione, difficoltà nel camminare e/o nel parlare, difficoltà respiratorie evidenti e gravi

è utile contattare il pediatra in caso di febbre elevata

– se il bambino ha meno di un anno di età
– in presenza di mal di gola, tosse fastidiosa, mal d’orecchio o eruzioni sulla pelle
– in presenza di scarsa risposta agli antifebbrili, somministrati alle dosi consigliate
– se presente da almeno o più di 48 ore

 luigi d'alvanoD. – Quando si deve somministrare paracetamolo? E quando l’antibiotico?

 R. – “E’ utile somministrare un farmaco antifebbrile/antidolorifico al bambino se:

– la temperatura ascellare sia superiore ai 38°-38.5° C e/o quella rettale superi i 38,5°-39° C
– la febbre sia minore ma in presenza di sintomi fastidiosi come cefalea, mialgie o mal di gola

Il farmaco più utilizzato è il Paracetamolo alla dose di 10-15 mg per chilo di peso corporeo, ogni 6 ore, somministrabile sotto forma di gocce orali(da preferire) o di supposte (in caso di vomito) nei lattanti e nei bambini più piccoli ; per via orale sotto forma di sciroppo nei bambini più grandi.

L’impiego dell’antibiotico va riservato solo e solamente alle malattie febbrili più gravi e di origine batterica(broncopolmoniti, polmoniti, meningiti, encefaliti, solo alcune forme di bronchite –faringiti-tonsilliti-otiti, eccetera), per evitare che un uso troppo “disinvolto” possa causare effetti collaterali, a volte gravi, e selezionare, tra i germi responsabili delle infezioni trattate, forme resistenti e non più sensibili ai comuni trattamenti”

D. – Quali accorgimenti consiglia alle mamme durante la convalescenza?

R. – “Il pieno recupero psicofisico dei bambini dopo la febbre, detto convalescenza, è un momento delicato da gestire con attenzione e gradualità:

– molte manifestazioni di affetto nei confronti del bambino più grandicello da parte di entrambi i genitori e tante coccole in più verso i ‘’cuccioli’’.
– alimentazione nutriente e digeribile, privilegiando l’apporto di frutta e verdura fresca, ricche di antiossidanti, come la vitamina C, che facilitano la guarigione.
– reinserire il bambino nelle comuni attività quotidiane senza fretta.
– rimandare il bambino all’asilo o a scuola solo se perfettamente guarito e se abbia voglia di andarci (almeno 2-3 giorni dopo lo sfebbramento in caso malattia non grave).

D. – Dopo quanti giorni di convalescenza puo’ uscire di casa un bambino?

R. – “Il bambino può uscire di casa anche con la febbre o dal primo giorno di convalescenza, se ha voglia di farlo e non si senta troppo stanco, perché è comprovato che non gli provoca alcun danno

L’esposizione all’aria aperta e al sole, anzi, facilita i processi di guarigione stabilizzando la temperatura corporea e bloccando la trasmissione dei germi. Fa sì, inoltre, che il bambino si senta più allegro e conservi l’appetito, utile per introdurre nella dieta nutrienti essenziali per la difesa dell’organismo”.

– Claudia Monaco –


 



































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