“Voglio giustizia per mia figlia e la speranza è che non venga uccisa una seconda volta”. E’ questo l’appello che Donato Ciro Di Sia, papà di Maria Dorotea, deceduta a 26 anni lo scorso 13 maggio in un incidente stradale, lancia nel giorno in cui il GIP del Tribunale di Trani dovrà decidere sulla richiesta di patteggiamento della pena nei confronti del giovane che era alla guida dell’Audi A6 dove sua figlia ha perso la vita. L’avvocato difensore del 28enne ha chiesto una pena di 2 anni di reclusione con sospensione condizionale. Richiesta che ha avuto anche l’assenso del Pubblico Ministero.

Maria Dorotea, originaria di Santa Marina, era studentessa all’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano, ed era conosciuta nel Vallo di Diano poiché alcuni suoi parenti abitano a Sala Consilina ed ha frequentato il Liceo Artistico di Teggiano fino all’anno scolastico 2006-2007.

A bordo dell’Audi c’erano anche altre 3 persone, rimaste ferite, l’auto si era schiantata contro il pilastro in muratura di una villa in costruzione nel comune di Bisceglie. Per la ragazza, che si trovava sul sedile posteriore, non c’è stato nulla da fare: è morta sul colpo. Il giovane che era alla guida in seguito alle analisi effettuate in ospedale aveva un tasso alcolemico di gran lunga superiore al limite massimo previsto dalla legge (2,45 g/l) ed aveva nel sangue due tipi di droghe: cannabis e cocaina, quest’ultima era presente nel sangue in un quantitativo di 11 volte superiore al limite consentito.

“Senza che mi fosse comunicato nulla – spiega il signor Di Sia – ho appreso, per puro caso, che vi era stata una richiesta di patteggiamento”. Il papà di Maria Dorotea ha il volto segnato dal dolore, sua figlia non c’è più e ha il timore di subire anche una beffa. “Maria Dorotea – continua – era la mia figlia più piccola, era la più estroversa e sempre pronta a risolvere tutto con un sorriso. Questo signore che ha causato la morte di mia figlia, si è messo alla guida dopo aver assunto droghe ed alcool e percorrendo a folle velocità un tratto di strada di 500 metri in pieno centro abitato. Lui ha spazzato via la vita di una ragazza di 26 anni. Per tutto questo che ha fatto non è stato in carcere o ai domiciliari nemmeno per un giorno. Niente”.

Donato Di Sia fa, poi, il paragone con quello che è accaduto a Sassano il mese scorso. “A Sassano – dice con voce rabbiosa – un altro ragazzo, sotto l’effetto di alcool ha causato un incidente uccidendo 4 ragazzi davanti ad un bar. In questo caso nei suoi confronti era subito scattato l’arresto e poi la misura cautelare dei domiciliari”.

Donato Di Sia non riesce a darsi pace per il modo in cui potrebbe concludersi questa vicenda. “Io spero vivamente che il GIP domani renda giustizia a mia figlia. Perché è giusto che chi ha sbagliato, senza nemmeno dare alcun segno di pentimento, paghi il suo conto con la giustizia e venga messo in condizione di non causare più altre tragedie che hanno distrutto la vita di una famiglia”.

– Erminio Cioffi –


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2 Commenti

  1. Due pesi e due misure, in italia la giustizia non esiste

    • SONO D’ACCORDO CON TE Pasquale..anche la persona che ammazzo’ mio cognato non ha scontato un giorno di carcere..poi se rubi una gallina o scrivi qualcosa di qualcuno scattano le pene…il carcere le ammende….legge di merda!e noi piangiamo i morti…

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